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«Grande Aracri comandava su tutto»

«Grande Aracri comandava su tutto»

Il pentito Giuseppe Liperoti, genero del boss, rivela organizzazione e affari del clan. Al vaglio la sua deposizione ad Aemilia

REGGIO EMILIA. Esaurito il sempre più teso controesame di Antonio Valerio, i pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi proporranno – nell’aula-bunker – la deposizione di qualche altro pentito?

Da quanto “filtra” sono già in corso gli interrogatori – da parte della Dda di Bologna – di Salvatore Muto, imputato di Aemilia che nei primi di ottobre ha deciso di collaborare con la giustizia. Quindi è probabile che venga sentito anche in udienza a Reggio Emilia il muratore crotonese (classe 1977) appena condannato a 18 anni nel processo Pesci, compagno di estorsioni di Antonio Rocca, oltre che amico e autista di Francesco Lamanna, il braccio destro del boss Nicolino Grande Aracri.

Ma proprio sul capoclan sta facendo fior di rivelazioni – da questa primavera – il 37enne Giuseppe Liperoti, addirittura genero di Antonio Grande Aracri, fratello di Nicolino. Ha sposato infatti una nipote del boss e secondo il pentito Angelo Salvatore Cortese sarebbe implicato in almeno due omicidi.

Attorno a Liperoti c’è parecchia tensione: in luglio qualcuno ha dato fuoco alla sua casa a Cutro, pochi giorni dopo che al processo Kyterion (scaturito da un’operazione contro i Grande Aracri contemporanea ad Aemilia) è stato depositato un verbale su un suo interrogatorio da parte della Dda di Catanzaro. Di recente il 37enne ha deposto – in videoconferenza – in tribunale a Crotone dove si sta svolgendo uno dei due tronconi processuali in cui è sfociata l’operazione Kyterion. A questo punto non è escluso che possa essere sentito – a sorpresa – anche al maxi processo Aemilia. Sinora Liperoti ha dato una dimensione inaspettata della cosca Grande Aracri. «Mio zio Nicolino stava riorganizzando il “locale” come “provincia” di ’ndrangheta ». Secondo il collaboratore di giustizia il clan quest’egemonia – in Calabria – la stava quindi esercitando da Lamezia Terme all’Alto Cosentino, in un clima di raggiunta pace fra i clan per spartirsi appalti e loschi traffici: «Con gli Arena dovevamo andare d’accordo, come con i Nicoscia».

Ma
cosa può dire delle infiltrazioni al Nord, con epicentro a Reggio Emilia? Anche questo potrebbe diventare un ulteriore “macigno” sul maxi processo Aemilia che andrebbe ad assommarsi a quanto già rivelato in aula da altri pentiti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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