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il ricordo 

Addio al partigiano Bruno Gimpel

Scomparso a 90 anni un protagonista dell’Operazione Tombola

Un “Gufo Nero” è volato in cielo. Nella serata di venerdì, all’ospedale di Milano, dove era ricoverato da qualche giorno per un’infezione, si è spento Bruno Gimpel uno dei partigiani che prese parte a “Operazione Tombola”, il leggendario attacco anglo-partigiano al quartier generale tedesco che comandava la Linea Gotica occidentale da Botteghe d’Albinea. Gimpel aveva 90 anni, compiuti a metà settembre. Entrò nella Resistenza quando era adolescente. Nato a Londra da madre reggiana originaria di San Pietro, allo scoppio delle ostilità tra Italia e Gran Bretagna fu costretto a lasciare la City e tornare in Italia con i fratelli. «Il primo giorno di scuola arrivato a Reggio mi chiesero di commentare una frase di Mussolini: “È l’aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende – ricordò – Lasciai il tema in bianco. Non capivo né il senso né lo scopo di un esercitazione su un tema del genere. Lo ritenevo uno slogan senza senso e idiota per me che venivo dalle scuole inglesi ed ero cresciuto con la democrazia nel sangue».

A Reggio lui e la sua famiglia frequentarono don Pasquino Borghi, il prete fucilato dai fascisti il 30 gennaio 1944. Fu proprio dopo quel barbaro assassinio che Bruno e suo fratello Franco, oggi 93enne e residente a Milano, ottimi conoscitori della lingua inglese entrarono in contatto con la Resistenza venendo poi in contatto con le missioni del SOE, il Servizio segreto di guerra britannico, che li utilizzarono anche come interpreti. Bruno, abilissimo nella matematica, a poco più di 16 anni divenne l’addetto ai codici segreti della missione Soe Envelope a Secchio (Villa Minozzo), guidata dal capitano inglese Mike Lees. Da lì poi entrò nella squadra speciale “Gufo Nero” di Glauco “Gordon” Monducci, svolgendo anche il ruolo d’interprete. Tutti i messaggi cifrati e in lingua inglese venivano tradotti da Gimpel. Dalla sua intelligenza passarono gli ordini organizzativi di “Operazione Tombola” e tantissime altre azioni anglo-partigiane. Fu lui ad accogliere i paracadutisti del 2nd SAS guidati dal maggiore Roy Farran appena atterrati ai piedi del Cusna.

E fu sempre lui a lanciare il messaggio in codice per chiedere l’invio del suonatore di cornamusa David “Mad Piper” Kirkpatrick , che con il suo suono evitò una rappresaglia contro i civili di Albinea. Nel primo dopoguerra Gimpel fece da interprete alla cerimonia di riconoscimento della cittadinanza onoraria a Reggio per il capitano Mike Lees, ferito durante l’Operazione Tombola. Su quell’attestato ironizzava: «Lees era un anticomunista viscerale e l’unica città che lo ha premiato è stata la più comunista d’Italia». È anche grazie alla meticolosa memoria di Gimpel, che negli ultimi anni sono riuscito a ricomporre tanti pezzi di questo “puzzle” poi narrato nei tre romanzi storici, dal Il bracciale di sterline a Il suonatore matto, passando per Il paradiso dei folli. Storie che lo hanno visto protagonista. Nel 2011 fu anche protagonista del documentario televisivo di History Channel proprio su “Operazione Tombola” . Un lavoro di collaborazione alla ricerca che è continuato fino a pochi mesi fa con nuovi contatti, scoperte, scambi di informazioni via mail che intratteneva con i figli dei reduci di Operazioni Tombola che gli chiedevano della guerra dei padri.

Gimpel è stato un personaggio importantissimo nella storia d’Italia del Dopoguerra. Ma da buon ex “agente segreto di Sua Maestà” dotato di altrettanto esilarante humor britannico, era riservato. Disse: «Non sono un eroe, né sognavo di esserlo. Semplicemente avendo avuto un’educazione anglosassone avevo la democrazia nel sangue e reputavo i fascisti degli idioti con tutta quella retorica delirante». Come i veri eroi non voleva gloria o visibilità. Gli bastava il rispetto e che i giovani ricordassero, per non ricadere negli errori e gli orrori del passato. Del buio periodo del fascismo una cosa lo turbava profondamente: il ritorno del razzismo. Dopo la guerra si trasferì a Milano dove si laureò e iniziò la sua carriera lavorativa. Una carriera che gli ha fatto scrivere pagine importanti a livello economico. Negli anni divenne uno dei più importanti collaboratori di Enrico Cuccia in Mediobanca, ricoprendo il ruolo di revisore dei conti. Tradusse dall’inglese e importò in Italia principi contabili internazionali e di revisione del bilancio, fondando la “Reconta Ernst&Young”. In pratica fu il primo revisore dei conti d’Italia, tanto che era presidente onorario della società italiana dei revisori dei
conti. Vedovo da qualche anno, Bruno Gimpel lascia il figlio Giovanni (negli anni ’80 musicista) e la figlia Roberta. Ciao Bruno, vola alto nel cielo dei “Gufi”. Nel 2028 apriremo il tuo file ancora secretato a Londra e vedremo chi aveva ragione.

*giornalista e scrittore

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