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Mescolini capo a Reggio Emilia: l’antimafia sale in procura

Mescolini capo a Reggio Emilia: l’antimafia sale in procura

Il sostituto procuratore di Aemilia in pole per 5 voti a 1 sul procuratore aggiunto D’Avino di Napoli

REGGIO EMILIA. Il dado è tratto e Marco Mescolini ha vinto 5-1 nelle votazioni per la nomina a procuratore capo. Il suo avversario è un peso massimo, Alfonso D’Avino, 61 anni, procuratore aggiunto a Napoli, magistrato di spessore, passato dalle inchieste sulla camorra ai reati di corruzione fino a coordinare le indagini sugli appalti del Cpl di Concordia sulla Secchia. Mescolini, però, l’ha spuntata anche se manca anche in questo caso l’ufficialità della nomina. Certo è che il magistrato di Aemilia è lanciato verso il vertice della procura di Reggio e così lo è l’antimafia. Non è difficile infatti carpire il significato anche operativo di una scelta come quella operata su Mescolini. Oltre al processo Aemilia - che sta intasando l’attività di magistrati, giudici, avvocati, cancellieri, impiegati e forze dell’ordine - c’è una lunga serie di altri rivoli che si affacciano su Reggio. Ci vorranno infatti anni per esaurire il filone Aemilia e tentare di sradicare l’infiltrazione mafiosa. Ecco perché, per certi versi, la candidatura di Mescolini sembra prevalere finora sulle altre 14. Risultato non scontato, visto che Mescolini “paga” una minore anzianità rispetto agli altri candidati. Il suo sbarco a Reggio come procuratore non cambierà nulla sul fronte del processo Aemilia, sul quale lavora assieme all’altro pm, Beatrice Ronchi, che potrebbe finalmente passare così alla Dda di Bologna non essendo ancora parte. Mescolini dovrebbe rimanere seduto sul banco della pubblica accusa, dividendo però il suo tempo con l’organizzazione del lavoro dei suoi sostituti procuratori. E questo sarà il vero banco di prova per il magistrato, uomo operativo e deciso che dovrà trovare la quadra tra gli impegni in aula e la macchina operativa che necessita di taluni aggiustamenti.

Nello schema regionale, Reggio Emilia
sta assumendo un maggiore peso specifico sul fronte dei processi e soprattutto dell’antimafia. Ecco allora che il posto di procuratore capo è di assoluto prestigio in una realtà che ha sempre visto una forte consonanza tra il palazzo di giustizia e le istituzioni locali. (e.l.t.)

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