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Castelnovo Monti, “Lassociazione” canta il coraggio delle Cicogne

La formazione nata in Appennino, dopo la chiusura del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti, ha scritto «Terra mia terra»

CASTELNOVO MONTI. Una canzone per le Cicogne e per la montagna, «terra mia», in cui rimanere. La chiusura del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti formalizzata a ottobre ha generato un’ondata di reazioni e risposte, e tante manifestazioni di sostegno alle Cicogne, il gruppo nato per opporsi alla decisione. Ora è il momento della musica con Lassociazione, la formazione nata proprio in Appennino mischiando italiano e dialetto locale. La band ha realizzato una canzone, “Terra mia terra”, dedicata proprio alle Cicogne e a «chi lotta per la propria terra».



È una ballata acustica in cui si dichiara amore alla propria terra e la volontà di rimanervi nonostante le possibili difficoltà. L’ispirazione musicale è arrivata a Giorgio Galassi, autore dei testi, da “A proposito di Davis”, un film dei fratelli Coen del 2013 ispirato alla scena folk newyorkese di inizio anni ‘60, quella di Joan Baez e Bob Dylan.

«Nella colonna sonora c’è un brano tradizionale americano, “Hang me, hang me”, cantato dal protagonista – racconta Galassi –. Abbiamo preso la musica e poi ho riscritto completamente il testo: l’originale è un lamento gospel, io sono ripartito da zero per parlare dell’amore verso la propria terra, ognuno si può immaginare la propria terra, io parlo del mio Appennino».

Scritto il testo, è toccato al cantante e chitarrista Marco Cilloni e al violinista Filippo Chieli trasformare il tutto nel brano pubblicato sul canale Youtube e sulla pagina Facebook del gruppo.

Il brano è un omaggio alle radici e alla forza che mantengono per ogni persona, un messaggio universale che però Galassi vuole anche legare alla contemporaneità. Lo spiega nel video della canzone, che inizia con una dichiarazione di sostegno alle Cicogne, e lo ribadisce.

«Io penso sia stata una situazione vergognosa, quella vissuta attorno al punto nascite dell’ospedale – spiega –. Mi verrebbe da parlare di potere politico transumante, spostava quella persona, poi quell’altra. Una mossa di qui e una di là, quando da tempo si sapeva come sarebbe andata a finire: sono deluso da come la politica ha gestito questa vicenda».

Molti, in montagna, hanno vissuto l’esito finale come una sconfitta difficile da accettare. «Chi ha vinto e chi perso? Io credo che abbia vinto il coraggio delle persone che per due anni sono scese in piazza, si sono mobilitate, sono andate a Bologna. Un giorno, spero, la storia premierà la coscienza a posto, si capirà cosa è successo e si capirà chi ha fatto la cosa giusta».

Adriano Arati
 

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