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Reggio Emilia, il Peri si trasforma in Conservatorio

In tre anni il parziale passaggio allo Stato. L’istituto musicale manterrà l’autonomia, il Comune risparmierà milioni

REGGIO EMILIA. In tempi ancora da stabilire con precisione ma comunque nell’arco di tre anni, il nostro Istituto musicale Achille Peri cambierà “ragione sociale”: diventerà Conservatorio. Non è soltanto questione di modificare una targa attaccata in via Dante davanti agli Stalloni (dove appunto ha sede il Peri), si tratta invece di un cambiamento sostanziale che coinvolge una delle più importanti istituzioni culturali della provincia di Reggio.

Questa novità prende le mosse un paio di anni fa, quando il Comune iniziò un percorso con il Ministero dei beni culturali per verificare la possibilità di creare a Reggio un polo di alta formazione in campo artistico che comprendesse tutte le arti cosiddette “performative”: quindi musica, balletto e anche teatro di prosa.

Era il progetto del Politecnico delle Arti, che avrebbe dovuto portare alla fusione fra Peri, Fondazione Teatri e Fondazione Danza. Un cambiamento non da poco, che ha incontrato più di una resistenza, più a Reggio che a Roma. Nel frattempo però qualcosa è accaduto in Parlamento, dove si è dato il via a un percorso di statizzazione di tutti gli istituti musicali che ancora non fossero sotto il controllo centrale.

Una prospettiva che poneva il Comune di fronte a un bivio: accettare il passaggio totale del Peri allo Stato, liberando così circa un paio di milioni da spendere altrove, oppure cercare di conservare la reggianità di una scuola di altissimo livello che ha prodotto in decenni di storia esperienze uniche in Italia, a cominciare dall’imponente sistema delle orchestre giovanili, uno dei mezzi grazie ai quali i musicisti del futuro si avvicinano alla professione.

«Insieme al ministro Franceschini – spiega il sindaco Luca Vecchi, che ha mantenuto a sé la delega alla cultura – abbiamo definito un percorso che porti a una statizzazione ma che al tempo stesso permetta di salvaguardare integralmente il progetto alla base del Peri. Il Comune non poteva chiamarsi fuori circa il futuro di una scuola che è una delle nostre grandi eccellenze, al contrario abbiamo deciso di investire sul suo futuro. Nei prossimi tre anni assisteremo a un graduale passaggio allo Stato del Peri, che in questo modo non sarà più Istituto musicale pareggiato ma Conservatorio e nel contempo Reggio continuerà ad avere potere decisionale per quanto riguarda l’impostazione di fondo delle attività».

Le peculiarità di questo percorso è che una volta a regime il Comune di Reggio dovrebbe essere sollevato di una spesa di circa due milioni – in pratica il costo del personale – mantenendo l’autonomia di quello che sarà il Conservatorio Achille Peri.

«In questi tre anni – aggiunge Vecchi – rilanceremo la collaborazione fra il Peri, i Teatri e la Danza, anche se questo non implicherà più la fusione fra i tre soggetti. È una nostra scelta quella di investire sull’alta formazione in tutti i campi, compreso quello artistico in ogni sua componente. Proprio il sistema delle orchestre sarà uno dei punti di forza di questo incontro fra musica, danza e teatro».

Alcuni fra i nodi pratici di questo passaggio pare siano già stati affrontati e risolti. La sede attuale del Peri, agli Stalloni, sarebbe offerta dal Comune

in comodato gratuito mentre tutto il patrimonio della biblioteca musicale Gentilucci (una delle migliori in Italia) entrerà a far parte del Polo bibliotecario della Panizzi, restando così anche formalmente nel patrimonio della città.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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