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«Brescia aveva due facce»

«Brescia aveva due facce»

Valerio: «Attira le divise, ottenne il passaporto per Sarcone»

REGGIO EMILIA. Ieri un altro botta e risposta interessante e teso allo stesso tempo ha riguardato uno degli imputati più importanti del maxi processo, cioè l’imprenditore Pasquale Brescia, gestore del ristorante “Antichi Sapori” di Gaida e del maneggio New West Ranch di Cella.

L’avvocato difensore Girolamo Mancino ha insistito parecchio con il collaboratore di giustizia sui rapporti di Brescia con le forze dell’ordine: «Ha sempre avuto buoni rapporti, di frequentazione quotidiana». Sempre il difensore , facendo riferimento ad un interrogatorio del luglio scorso di Antonio Valerio alla Dda, interpreta il pensiero del pentito su Brescia come di una persona che ha un’evidente ammirazione per la divisa. Ma il legale viene smentito. «Brescia attira le divise, è una calamita, si trova a suo agio con loro – replica Valerio – ma davanti fa una faccia e dietro ne fa un’altra. Avvicina le forze dell’ordine, ma nel contempo si dà disponibile per il gruppo. Come ha fatto Nicolino Sarcone, che è stato in carcere, ad avere il passaporto e per di più senza pagare (le onerosissime tasse ministeriali, ndr)? Tramite Brescia e i suoi agganci». Poi sulla vicenda della lettera che Brescia indirizzava al sindaco Luca Vecchi per metterlo sotto pressione, Valerio conferma: «Ne venni a conoscenza in carcere a Prato tramite Totò Muto (classe 1955) a cui Brescia aveva scritto
una lettera e inviato pure un ritaglio di giornale con il suo nome. Muto si arrabbiò perchè non voleva che il suo nome andasse sul giornale e non era d'accordo con quel modo di fare». Alla domanda del difensore sul contenuto della lettera, il pentito nega di averla letta.



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