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«Lettera anonima mafiosa contro Catia»

«Lettera anonima mafiosa contro Catia»

Al via il processo sulle firme false per la lista della leghista Silva. L’avvocato: «Indagini dopo una missiva della ’ndrangheta»

BRESCELLO. «La lettera anonima contro Catia Silva è stata scritta dalla ’ndrangheta. Non dimentichiamoci che il Comune è stato sciolto per il rischio di infiltrazioni mafiose. Catia denunciava da anni la presenza mafiosa a Brescello». Questo il commento dell’avvocato Gianluca Vinci, a margine del processo per le presunte firme false raccolte per le elezioni comunali del 2014, iniziato ieri in tribunale a Reggio davanti al giudice Simone Medioli Devoto.

Della lettera anonima, che innescò le indagini della questura, coordinate dal pm Stefania Pigozzi, ha parlato Lucio Di Cicco, capo della Digos di Reggio. «Il 5 giugno 2014 il centro postale di via Piccard ci informò che c’era una lettera diretta alla prefettura, senza mittente, scritta con il normografo. Come sempre accade in questi casi, venimmo informati». Questo il contenuto della missiva. «Amo la giustizia e chiedo alle autorità di svolgere le indagini perché gira voce di irregolarità alle elezioni nel Comune di Brescello per le amministrative di questo anno perché le due liste che dicono di essere oneste, “Brescello onesta” e “Onestà civile”, la parola onestà non la conoscono perché “Brescello onesta” ha depositato la lista con firme false e non autenticate con regolarità». Poi seguivano accuse anche all’altra lista, sulla quale la procura non ha ritenuto di dover indagare.

Ebbe così inizio l’indagine che ha portato cinque persone a giudizio, tra cui Catia Silva, che era la candidata sindaca della lista.

Un altro poliziotto della Digos ha spiegato in aula quello che emerse dalle prime indagini: «Su 65 firme 15 sembravano false e c’erano dubbi su altre quattordici».

Ieri, oltre ai due testimoni della questura, sono state ascoltate alcune delle persone che avevano firmato per la lista di Catia Silva e che avevano già fornito sommarie informazioni (tutti testimoni chiamati dal pm). L’ipotesi della procura è che 15 firme siano state raccolte senza la presenza dell’autenticatore, in questo caso Paolo Roggero, anche lui a processo.

«Due testimoni chiamati dal pm ieri hanno riferito chiaramente che l’accertatore era presente al momento della firma e lo hanno riconosciuto in aula – spiega l’avvocato Vinci –. Altre tre invece hanno detto che al momento della firma c’erano altre persone presenti, ma non ricordano esattamente chi fossero. Nessuno ha disconosciuto la propria firma. Dunque, le accuse si stanno ridimensionando».

L’avvocato, che ha assistito la compagna di partito Catia Silvia anche nel processo per le minacce che la donna ha subito a Brescello (conclusosi in primo grado con cinque condanne), avanza un’ipotesi inquietante sull’origine della lettera anonima, dal momento che alcune delle anomalie emerse dalle indagini potevano essere note a pochissime persone (si è scoperto che una donna aveva fornito il documento d’identità del figlio o che in un paio di casi mancavano i riferimenti del documento d’identità). «Non ci dimentichiamo che il Comune è stato sciolto per il rischio di infiltrazioni mafiose. Noi siamo convinti che la lettera anonima provenga dalla ’ndrangheta».

Catia Silvia anche ieri era in tribunale a Reggio
per assistere al processo Aemilia. «Naturalmente è amareggiata per il fatto di essere a processo per una vicenda simile, nata in queste circostanze», conclude il legale. Il dibattimento proseguirà a maggio con l’audizione degli altri testimoni. (j.d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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