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«La strada è stata difficile ma ora siamo italiani»

Reggio Emilia: il significato dello Ius soli nelle storie raccontate al Centro Malaguzzi Amani Sadat: «Nata in Italia da genitori egiziani, fino a 18 anni ero straniera» 

REGGIO EMILIA. Per capire cosa in concreto voglia dire acquisire la cittadinanza italiana grazie allo Ius soli temperato e lo Ius culturae – che sono le due norme introdotte dalla legge di riforma della cittadinanza approvato due anni fa alla Camera che consente ai minori di 18 anni nati in Italia o che vi sono arrivati entro il dodicesimo anno di età di ottenere la patente di italiano - basta sedersi al Centro Loris Malaguzzi e aspettare le 16. Quando dalla scuola dell’infanzia escono i bambini che ogni giorno siedono a fianco a fianco in classe, parlano italiano e fanno insieme le stesse scoperte e le prime esperienze.

E nonostante siano figli di genitori italiani, cinesi, ghanesi o pakistani, le differenze a quell’età restano fuori dalla classe proprio perché crescono insieme. Differenze che invece hanno segnato la vita di tanti – un milione di bambini ragazzi e ragazzi dicono le stime – che frequentano le stesse scuole e nonostante siano italiani a tutti gli effetti continuano a vivere la cittadinanza come una conquista lunga e difficile, quando non impossibile.

Il diritto di cittadinanza raccontato dalla nuova italiana Aida Aichabodian REGGIO EMILIA. Le testimonianze dei nuovi reggiani, in occasione del cittadinanza day, che si è svolto al Centro Loris Malaguzzi. LEGGI L'ARTICOLO


Ed è quello che è capitato ad alcuni dei nuovi italiani che ieri erano al Centro Loris Malaguzzi per partecipare all’incontro “A scuola nessuno è straniero. Ogni bambino nasce cittadino” e che hanno raccontato la loro storia. Tutte diverse tra loro, come quella di Aida Aicha Bodian nata in Senegal trentun anni fa e arrivata in Italia nel 1992. Aida è arrivata a Reggio nel 2008 dal Veneto, dove ha frequentato tutte le scuole. «La cittadinanza italiana – ci racconta nel suo italiano fluente – è arrivata nel 2014 e nel frattempo ho studiato fino a diplomarmi come tecnica di comunicazione ed esperta di digital marketing. Per alcuni anni nella mia famiglia, in cui oltre ai miei genitori ci sono altri sei fratelli, abbiamo vissuto una situazione strana. Alcuni di noi avevano ottenuto la cittadinanza italiana mentre altri era come se non esistessero e hanno dovuto aspettare a lungo».

Storia diversa quella di Tirvwork Folloni, ma qui il cognome reggiano già la dice lunga. È nata in Somalia nel 1990 ed è arrivata a Reggio nel 1996 per essere adottata. «Nonostante ciò – ricorda – ci sono voluti 18 mesi perché potessi dire di essere italiana at utti gli effetti e i miei genitori hanno dovuto faticare e scontrarsi con la burocrazia per arrivare al traguardo». Oggi Tirvwork lavora come operatrice in una cooperativa che si occupa di accoglienza migranti ed è perfettamente integrata, tanto da rispondere ad una domanda con un reggianissimo “am sa anca a mé”.

Al suo fianco Amani Sadat che ha invece la doppia cittadinanza italiana ed egiziana e che fa lo stesso lavoro di Tirvwork. «Sono nata in Italia – spiega – da genitori egiziani e ho dovuto attendere i 18 anni per ottenere la cittadinanza». Alla domanda perché abbiano deciso di partecipare al convegno, la loro risposta è stata: «Lo facciamo perché è giusto e a sostegno di due nostre colleghe di lavoro. Una in questi giorni è a Roma, ma è nata a Reggio e ha frequentato le scuole reggiane fin dall’asilo ed è iscritta a giurisprudenza. Fino ad oggi per problemi burocratici però non è riuscita ad ottenere la cittadinanza. Così come accade a un'altra nostra amica che vive a Reggio da anni, ha due figli che vanno a scuola e da tempo cerca invano di ottenere la cittadinanza».

L’ultima storia è quella di Aziz Sadid, nato in Marocco nel 1986 e arrivato a Reggio nel 1997, dove ha frequentato le scuole dalla quinta elementare fino alla maturità. «Adesso lavoro alla Cisl – spiega – e sono iscritto all’università, ma quello è un cantiere ancora aperto. Nel frattempo mi sono sposato con un’italiana e sono diventato papà nel 2011. Solo ora ho potuto prestare giuramento ed ho ottenuto la cittadinanza senza sfruttare la strada del matrimonio misto. E’ stata lunga ma ci sono arrivato ugualmente e oggi ho la doppia cittadinanza».
 

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