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«Il profugo arrestato non resterà impunito»

Il prefetto sul richiedente asilo gambiano sorpreso a rubare in un bar di via Teggi «Valuteremo subito che misure adottare. La decisione arriverà in tempi brevi» 

REGGIO EMILIA. Si prospettano tempi duri per Illiyasa Badjie, il profugo gambiano arrestato dai carabinieri domenica notte con l’accusa di tentato furto aggravato contro il bar Eclipse Cafè di via Teggi, a Codemondo. Il 20enne è domiciliato in un appartamento a Montecchio con altri stranieri ed è seguito dalla cooperativa Centro sociale Papa Giovanni XXIII sulla base di un progetto d’accoglienza per i richiedenti asilo. E non può essere spostato da lì a meno di provvedimenti prefettizi. E, proprio su questa vicenda, il prefetto di Reggio, Maria Grazia Forte, si è già attivata. «Su questo caso – spiega – sto facendo fare delle verifiche per appurare che misure possono essere adottate. Quello che è certo è che non rimarrà impunito, di fronte a situazioni gravi è giusto che si prendano provvedimenti. Ogni settimana abbiamo dei tavoli con le cooperative che gestiscono l’accoglienza e parleremo, in questi giorni, anche di questa vicenda». I provvedimenti ai quali potrà andare incontro il gambiano sono di diverso tipo. «Quello che possiamo fare da subito – prosegue il prefetto – è revocare lo stato di assistenza e veicolarlo verso situazioni abitative diverse e più controllate. In secondo luogo possiamo chiedere una verifica della sua istanza di rifugiato alla commissione di Bologna».

Questa infatti è l’autorità competente e che può decidere se confermare o revocare la domanda di richiedente asilo di Badjie. In caso di revoca, infine, la Prefettura potrà disporre il rimpatrio. «Tutto questo però – conclude la Forte, tranquillizzando la comunità di Montecchio – avverrà in tempi celeri». L’origine dei fatti che hanno portato all’arresto dello straniero risale a poco prima delle 4.30 di domenica, quando un cittadino ha telefonato al 112 segnalando rumori sospetti provenienti dal bar Eclipse. Giunti sul posto i militari hanno notato il 20enne che effettivamente stava armeggiando con un cacciavite sulle ante di legno della finestra. Al gambiano, sorpreso in flagranza di reato, i carabinieri hanno anche sequestrano oltre al cacciavite, un tubo idraulico in ferro lungo 160 centimetri e un coltello, utilizzati per l’effrazione.

Lunedì mattina poi, nell’udienza di convalida davanti al giudice Alessandra Cardarelli il 20enne – difeso dall’avvocato
Mariasilvia Grisanti – si è giustificato dicendo che, pedalando, gli era venuta sete e ha cercato di dissetarsi nel bar di via Teggi. Il giudice Cardarelli infine ha disposto l’obbligo di firma per il gambiano che sarà processato il 23 novembre.

Leonardo Grilli

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