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«Minacciato di morte, avevo la scorta»

Rimborsopoli: in aula l’ex deputato Alessandri si difende: «Per la Lega spesi molti soldi, sbagliai a girare con la mia auto»

REGGIO EMILIA. Nel processo partito un anno fa e riguardante i “rimborsi sospetti” della Lega Nord dell’Emilia (con sede a Reggio Emilia) – 18 gli imputati, con nel mirino gli anni che vanno dal 2009 al 2011 – l’udienza di ieri mattina ha avuto come protagonista assoluto l’ex deputato leghista Angelo Alessandri: l’imputato guastallese, tutelato dal legale Matteo Iotti, ha risposto alle domande del pm Stefania Pigozzi e di diversi difensori.

Una testimonianza che ha toccato un periodo incredibile per il Carroccio: dall’ascesa irresistibile, sino al ridimensionamento. «La Lega era un movimento basato sul volontariato – entra nel vivo della deposizione – e per 21 anni ho girato con la mia auto per il partito. Lavoravo come artigiano e spendevo, per la Lega, molti dei soldi che guadagnavo, ma era un ideale. I rimborsi? Ho sempre sostenuto che, quando ci sarebbe stato qualche soldo in cassa, sarebbe stato giusto pagare chi si impegnava per il partito e lo abbiamo fatto grazie ai contributi volontari versati da un buon numero di parlamentari, consiglieri regionali e sindaci. Noi decidevamo, ma ogni scelta veniva avallata dal consiglio nazionale della Lega di Milano, composta da trenta persone. La Lega passò dallo 0,2% al 20% di preferenze, comportando un grande lavoro a cui non eravamo pronti».

Poi la rivelazione: «Feci tante battaglie ed ebbi qualche minaccia di morte: d’accordo con l’ex prefetto Antonella De Miro, chiesi al ministero dell’Interno la scorta personale, che fu autorizzata. Ho sempre cercato di essere parco: non chiesi, e forse sbagliai, l’auto dello Stato. Avrei potuto avere, come tanti altri, l’auto del Carroccio: le multe sarebbero state intestate al partito, avrei comunicato che guidava un autista autorizzato da Ministero come scorta con lampeggiante e dunque non soggetto a sanzioni. Io ho voluto usare la mia macchina, ed è stato il mio grande errore. Il Ministero mi autorizzò ad avere l’uomo di scorta come autista. Le multe venivano intestate al mio mezzo, ricevendole per motivi di servizio».

L’ex parlamentare rimarca di avere pagato «8mila euro di multe di sua tasca seppur non dovute» e «85mila euro di scontrini regolarmente presentati, ma quei soldi non li ho più visti. Le multe? Il 99% polizia e prefettura archiviavano, ma alcune cartelle esattoriali furono iscritte a nome di Marco Lusetti (pure lui imputato e che con il suo esposto diede l’avvio alle indagini ) e tornarono indietro: fu imbarazzante. I ricorsi vennero così respinti per un valore di duemila euro», al centro delle contestazioni del processo. Alessandri difende anche il suo ex collaboratore parlamentare Antonio Vizzaccaro, sentito in avvio di udienza, a cui vengono contestati 20mila euro

di rimborsi: «Per 5 anni la Camera gli diede 1.100 euro al mese, ma poi lo invitammo a occuparsi di coordinamento degli enti locali. Per le sue trasferte al Nord si rese disponibile a lavorare gratis a fronte del solo pagamento delle spese». Si torna in aula fra due settimane.
 

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