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Il perito del Comune boccia la porcilaia

La relazione di Antonio Bodini dell’Università di Parma sottolinea una serie di criticità e invoca il «principio di precauzione»

CADELBOSCO SOPRA. L’Università di Parma stronca il progetto per l’incremento da 1.700 a 7mila suini nell’allevamento Aras. Antonio Bodini, docente di Valutazione di impatto ambientale e strategica nel Dipartimento di scienze chimiche, della vita e della sostenibilità ambientale dell’università degli studi di Parma, a cui era stato affidato dal Comune di Cadelbosco di Sopra l’incarico di esprimere un parere relativo al progetto di incremento di suini da 1.696 a 6.959 e costruzione di impianto di trattamento degli effluenti Tenuta Vincenzo srl, si esprime negativamente sul progetto.

Bodini afferma, infatti, che «sussistono elementi di criticità in merito alla realizzazione del progetto, che riguardano la componente atmosferica sia per i quantitativi di sostanze rilasciate, sia per quanto concerne gli odori».

Il comitato Aria Pulita per Cadelbosco, prendendo atto del parere del docente universitario, ha aggiunto: «Per brevità, ci basterà riferire alcuni dati riportati dallo studio, sull’incremento delle emissioni in atmosfera nel malaugurato caso dell’aumento di suini ipotizzato. Ammoniaca +261%, metano +217%, acido solfidrico +326%. Lo studio del professore mette in luce, soprattutto, l’inadeguatezza e l’inefficacia delle tecniche di abbattimento degli inquinanti adottate dalla Tenuta Vincenzo srl».

Secondo Bodini «le misure di tipo gestionale attualmente in uso e previste dal progetto di ampliamento non sono in grado di ridurre le emissioni di stalla». E spiega: «Per ridurre le emissioni dovrebbero applicarsi tecniche di tipo tecnologico-infrastrutturale mentre le misure proposte non prevedono tecniche sufficienti. Gli studi del Crpa (Centro ricerche produzioni animali) in materia confermano che dette tecnologie (le uniche capaci di abbattere adeguatamente emissioni e odori), comporterebbero oneri insostenibili per i bilanci aziendali». E Claudio Giacca, presidente del Comitato Aria Pulita ribatte: «Stando così le cose, si permette a queste aziende di non mettere in campo la tecnologia adeguata per non avere alti costi ma, di contro, si mette a rischio la salute pubblica e del territorio».

Il docente parmense ritiene che in questo caso debba essere applicato il «principio di precauzione» previsto dalle normative Ue. «Ora abbiamo la certezza scientifica che l’impatto sul territorio che avrebbe la realizzazione del progetto presentato sarebbe devastante, tenuto anche conto della compresenza su quel ristretto territorio di molti altri allevamenti di notevoli dimensioni – dice Giacca presidente del Comitato –. A questo punto chiediamo ad Ausl e Arpae come possano dare il via a un progetto che prevede l’incremento dei suini nella Tenuta Vincenzo dagli attuali 1.676 a 6959 e la costruzione di impianto a biogas annesso. Resta infatti lo stupore e la perplessità, per non parlare di sconcerto, di fronte all’ok che Ausl e Arpae hanno dato all’ampliamento ritenendolo, evidentemente, compatibile con la salute pubblica e l’ambiente».

«A tal proposito vorremmo ricordare che a non più di 500 metri in linea d’aria dalla Tenuta Vincenzo vi è insediata, un’altra società, “Le Fontanelle”, presso cui, a breve, inizierà la costruzione di un altro impianto a biogas con la conseguente emissioni di altre sostanze
nocive con esiti che lasciamo a voi giudicare – conclude Giacca –. Possiamo garantire che l’intera popolazione delle frazioni interessate si opporrà con ogni mezzo legittimo a questo ennesimo tentativo di rendere invivibile questo lembo di territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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