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VERBA VOLANT

Pindaro fermo al passaggio a livello

L'archistar Santiago Calatrava, all'assemblea degli industriali ha calato un altro dei suoi assi. Ma Reggio non è solo la Mediopadana e le sue vele sull'autostrada

REGGIO EMILIA. «Bello, bellissimo.. Politecnico.. Dev’essere il parente ricco del Tecnopolo... Upperò... Calatrava è sempre Calatrava... Upperò.. 90 milioni... Uhm... Maramotti... Ah bein... Se, va bein ma ala fin chi pega?».

I miei pensieri si affastellano mentre con il dito scorro sullo smartphone il resoconto della Gazzetta sull’assemblea di Unindustria Reggio Emilia, special guest Santiago Calatrava, padre dei ponti e della avveniristica stazione dell’Alta Velocità.

Santiago Calatrava in platea al...
Santiago Calatrava in platea al Valli. Al suo fianco Luigi Maramotti

Sono in auto e leggo sul telefonino. Posso farlo, perché l’auto è ferma in colonna lungo via Papa Giovanni. Sono incappato come tanti nel passaggio a livello della linea Reggio-Sassuolo, che a intervalli di tempo regolari, di giorno e di notte, taglia in due la città per far passare i treni merci, argilla per le ceramiche piuttosto che continer destinati alle navi da crociera. Oppure trenini passeggeri, tradotte per poveri pendolari , che per andare da qui a lì, impiegano tempi assai poco moderni.

Un rito d’attesa, quello al passaggio a livello, scandito dalla campana e dai rumori delle auto, una scena che si trova ormai soltanto nei piccoli paesi della Riviera. Ecco: ci sono momenti - come quando passa il trenino della Reggio-Sassuolo che ricorda il Casimiro del cartone di Dumbo - in cui la mia città assomiglia a una Torre Pedrera senza il mare. Ci sono momenti in cui le suggestioni dell’archistar si infrangono sullo scoglio del quotidiano supplizio di chi deve attraversare una città piccola ma in compenso caotica. Una città in cui le strade si fanno largo a fatica tra nugoli di case e ogniqualvolta il Comune prova ad apportare anche la minima modifica alla viabilità, eccco che sorgono, rumorosi come i treni merci della Reggio-Sassuolo, agguerriti comitati di cittadini.

Uno dei passaggi a livello che...
Uno dei passaggi a livello che tagliano la città

Già, i cittadini. In questa storia che voce avranno? «Il Politecnico ve lo costruisco io» è il titolo del mio giornale che riprende le parole di Santiago l’immaginifico all’assemblea degli industriali. Bravo, architetto. Ma chi paga? E soprattutto qual è su questa partita che non è nemmeno cominciata, il ruolo della politica? Se il Tecnopolo ancora oggi stenta a decollare (e comunque sembra destinato a ridimensionare le proprie ambizioni della vigilia), che fine farà il Politecnico di Calatrava? «Serve l’aiuto delle istituzioni» dice Luigi Maramotti a conferenza dell’archistar finita.

Già, i Maramotti. Una benedizione della famiglia imprenditoriale più importante di Reggio, alla fine è una bella spinta. È la storia di Reggio a dircelo. Dove i Maramotti hanno creduto e investito, è cresciuta l’erba. Altrove no. Così - è una provocazione - bisognerebbe che una spinta arrivasse, ad esempio, per la riapertura di viale Ramazzini, a Santa Croce , una delle operazione più annunciate nella storia dell’amministrazione Vecchi. Perché, anche in questo caso, parliamo di connessioni, collegamenti tra zone della città che in questi anni si sono trasformati in ghetti proprio per via di scelte urbanistiche sbagliate.

Uno scorcio di viale Ramazzini
Uno scorcio di viale Ramazzini

A guardare e ad ascoltare Calatrava si resta rapiti, sulle sue ali da Pindaro si vola con voglia e desiderio. Poi però arrivano i deja-vù a riportarti a terra. Dove ho già sentito il concetto di metropolitana di superficie? Ma sì, proprio lì davanti a Santa Croce. Era lì che avrebbe dovuto passare la Reggio-Bagnolo, per questo scopo venne chiuso viale Ramazzini trasformando un intero quartiere di Reggio una camera a gas piena anche di tutte le contraddizioni sociali del nostro tempo. Un nonsense dannoso nato per realizzare un’opera poi mai realizzata. E sapete quanti ce ne sono di questi nonsense in città?

Provate un giorno a salire sulla linea 4 direzione via Lambrakis. L’autobus, a qualsiasi ora, si svuoterà prima dell’ultima fermata di via Papa Giovanni e proseguirà - vuoto - dentro la zona industriale di Bazzarola, fino alla suddetta via, altro scorcio di quella Torre Pedrera senza il mare che sembra Reggio quando si abbassano le sbarre del passaggio a livello.

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