Quotidiani locali

Minniti a FestaReggio, "sbarca" nel feudo di Delrio

Applausi per il ministro dell’Interno ieri al Campovolo, accolto da una platea piena nonostante la pioggia battente: "La sicurezza è pane per i denti della sinistra"

REGGIO EMILIA. Marco Minniti, c’è. La presenza dell’astro nascente del Pd – ma con una carriera trentennale alle spalle – si nota ancor prima del suo arrivo a Reggio e a FestaReggio. Il motivo? Quei panettoni in cemento sparsi per la città e il Campovolo, disseminati per ragioni di sicurezza un po’ ovunque in seguito a una sua circolare anti-terrorismo. È questo uno dei provvedimenti più vistosi dell’attuale ministro all’Interno, che già nei decenni scorsi da segretario della Federazione Pci di Reggio Calabria intratteneva rapporti saldi e duraturi con la Federazione reggiana. Compreso un viaggio in Unione Sovietica con l’allora segretario reggiano Pci, Alessandro Carri, presente in platea e ricordato sul palco.

È per questo che nel suo approdo ieri a FestaReggio non si è sentito poi così spiazzato, accolto fra gli applausi nonostante la pioggia battente e il suo passaggio sottotono appena un anno fa, quando da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e responsabile dei servizi segreti non ricevette alcun bagno di folla.

A Villalunga, invece, quest’anno c’è stato il forfait a causa dell’attentato di mafia con quattro morti avvenuto ad agosto nel Foggiano.

Minniti a FestaReggio: "La sicurezza è una questione di sinistra" «Se una persona ha paura io, Pd, lo biasimo o gli sto accanto? Io penso che compito del Pd e del ministro dell’Interno sia stare accanto a chi ha paura». E poi: «La sinistra sta accanto a chi ha paura con l’obiettivo di liberarlo, i populisti stanno accanto per tenerli incatenati alle loro paure». E infine: «Il mio obiettivo è cancellare il termine emergenza della gestione delle politiche migratorie». Così dal palco di FestaReggio il ministro Marco Minniti, replica alle accuse e alle polemiche di quanti lo considerano un ministro dal pugno duro sul fronte sicurezza e immigrazione. «Se guardiamo l’andamento delle statistiche sui reati il segno meno è quello che va per la maggiore. Ma l’insicurezza è un sentire e un sentirsi, è un sentimento – afferma Minniti – Rispetto ad un sentimento, qual è l’atteggiamento della politica? Alla persona che si sente insicura è sufficiente presentarsi con le statistiche? Io penso di no. Il tema della paura riguarda le grandi società del mondo: è un tema con cui ci confronteremo per i prossimi dieci anni».


Qualcosa, nel frattempo, è cambiato. Anche a Reggio e a FestaReggio, feudi spartiti fra renziani e orlandiani, le due anime del Pd scompigliate dall’attuale numero uno al Viminale. Soprattutto in ottica nazionale, dove il ministro dal pugno di ferro su migranti e Ong ha puntati su di sé gli occhi di tutti. «Una visita attesissima – lo presenta il segretario provinciale Pd, Andrea Costa – Nel Pd di Reggio Emilia troverai sempre appoggio pieno e convinto».

Da probabile leader di un sedicente centrosinistra, Minniti mostra già il tratto deciso, il basso profilo, la battuta pronta ma meno ad effetto. E, soprattutto, quel potere divisivo che solo i leader della sinistra sembrano da sempre incarnare. A tal punto da offuscare renzismo e antirenzismo a dibattito di serie B. O semplice remake. «Piove, Governo ladro», esordisce con una battuta il ministro, strappando applausi e sorrisi.

Abbracci e pacche di spalle non mancano. Ma l’arte dei selfie – che pure non manca mai – è chiaramente roba per altri. Il ministro è l’ex delfino di Massimo D’Alema, lasciato poi sulla via dello scisma. Ma sarà forse questo suo retroterra politico-culturale che lo pone ancora oggi assai distante da posizioni troppo concilianti. In primis, distante dal ministro reggiano, Graziano Delrio, con il quale il feeling sembra non sia altissimo. Un esempio? Proprio la gestione degli sbarchi e il codice delle Ong, dove Minniti tira dritto per la sua strada su posizioni che parte del centrosinistra non riconosce nella sua tradizione, arrivate fino a schiantarsi contro il ministro reggiano, il suo pensiero umanitario e il suo ruolo di responsabile della Guardia costiera. Due posizioni inconciliabili che, a colpi di dichiarazioni sulla stampa, hanno portato il governo Gentiloni nel mare aperto, ad un passo dall’affondare. O comunque all’incidente più grave dell’esecutivo, risolto solo con l’intervento del capo dello Stato, Sergio Mattarella.

«Ha vinto la mia linea perché di fatto è la linea del governo», disse allora Minniti, subito dopo la resa dei conti.

«Io faccio il tifo per Minniti e sono contento se diventerà più popolare: ma se lui insegue la popolarità, io sono diverso», replicò stizzito il ministro reggiano, che tra l’altro martedì sarà al Campovolo per parlare con Pisapia del nuovo centrosinistra. A trazione minnitiana? Difficile a dirsi. Ma mai dire mai. Soprattutto notando gli applausi di ieri.

Sempre martedì, inoltre, fra gli stand del Campovolo è attesa anche la storica leader dei Radicali, Emma Bonino, che al pari del padre di Emergency, Gino Strada, non ha risparmiato parole poco benevole nei confronti del ministro all’Interno. «Il modello Minniti non mi convince. Penso che questo modo di agire alla fine ci si ritorcerà contro», ha detto senza girarci troppo attorno per quel che riguarda la gestione dei rapporti con la Libia. Figlio di un generale dell’Aeronautica militare, laureato in filosofia, quel che è certo è che Minniti adori gli aerei più che gli sbarchi. Ed è per questo che alcuni lo considerano quasi “leghista”. Ma è per questo che, fra gli aerei del Campovolo, l’atmosfera sembrava ideale. Almeno per un decollo in funzione elettorale. «La sicurezza è un bene comune – dice Minniti dal palco – non è di destra o sinistra. Ma è pane per i denti della sinistra, perchè la sa fare meglio della destra». Applausi.
 

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista