Quotidiani locali

Pedofilo liberato, il ministro Orlando ha chiesto gli atti sul caso Ghini

PedofilDopo Csm e Cassazione, anche il ministro vuole valutare il provvedimento emesso dal giudice reggiano

REGGIO EMILIA. Gli ispettori del ministero della Giustizia non sono piombati in tribunale a Reggio per il caso Ghini, ma è arrivata in questi giorni nel palazzo di giustizia la richiesta degli atti dal Guardasigilli.

Quindi è confermata la presa di posizione del ministro Andrea Orlando che il giorno dopo la decisione del gip reggiano aveva attivato gli uffici dell’ispettorato, per vederci chiaro sul provvedimento di scarcerazione emesso dopo l’interrogatorio di garanzia, in cui il magistrato giudicante ha corroborato la sua presa di posizione mettendo in risalto lo «straordinario senso di autodisciplina dimostrato» dal 21enne pakistano, autore del reato, che però – si legge nell’ordinanza – «si è messo da solo agli arresti domiciliari».

Motivazioni che hanno alzato un polverone trattandosi di un indagato reo confesso di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino di 13 anni affetto da disabilità cognitive e vicino di casa dell’orco. Durante l’interrogatorio di garanzia l’indagato ha affermato oltretutto al giudice che il ragazzino era consenziente.

Questa richiesta di atti da parte del Ministero – per valutare il provvedimento – arriva nella settimana in cui Comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha infatti deciso – martedì – di trasmettere alla Prima Commissione e al Procuratore generale della Cassazione (Pasquale Ciccolo) il provvedimento giudiziario con cui il gip Ghini, ha disposto la scarcerazione del richiedente asilo pakistano 21enne, reo confesso di violenza sessuale ai danni di un tredicenne disabile.

Sarà la Prima Commissione, quindi, fatte le valutazioni di competenza, a valutare se sussistano o meno le condizioni per aprire una pratica per accertare un'eventuale incompatibilità ambientale o funzionale, come chiesto da uno dei consiglieri, Pierantonio Zanettin. Gli atti – cioè le due ordinanze emesse dal gip Ghini e la richiesta di misura avanzata dal pm Maria Rita Pantani (titolare dell’inchiesta) – sono stati trasmessi anche al Procuratore della Cassazione in quanto titolare dell'azione disciplinare.

Anche questa “mossa” è da considerarsi del tutto nella prassi, in quanto il Procuratore generale fa parte del Comitato di presidenza del Csm come membro di diritto (stessa cosa vale per il primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio, mentre il terzo componente è il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini).

In sintesi, siamo ancora in una fase interlocutoria: vedremo più avanti se sul piano dell’incompatibilità

e su quello disciplinare verranno effettivamente aperte delle pratiche. Comunque sia, si prospettano per questi due “binari” tempi abbastanza lunghi (dai sei mesi ad un anno) mentre potrebbe essere più veloce la valutazione ministeriale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista