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Aemilia: nuove accuse a Salsi, l’imprenditore nega

Aemilia: nuove accuse a Salsi, l’imprenditore nega

Tentata estorsione: un’intercettazione lo colloca prima a casa di Silipo ma lui si difende: «Lo vidi per la prima volta il 5 luglio e mi portò Gibertini»

REGGIO EMILIA. Un botta e risposta su tutto – a muso duro – fra accusa e difesa, con l’imprenditore reggiano Mirco Salsi che rompe gli indugi e interviene (tecnicamente con “dichiarazioni spontanee”) nella querelle apertasi sulla scia della nuova testimonianza del maresciallo dei carabinieri Cristian Gandolfi che ha analizzato una mole non indifferente di intercettazioni telefoniche.

La vicenda è stranota – collocata dalla Dda fra i primi del 2011 e almeno sino al giugno 2012 – e ieri la deposizione dell’investigatore si è concentrata su Salsi e i rapporti per il recupero di un maxi credito (la famosa tangente da oltre un milione di euro data alla bresciana Maria Rosa Gelmi, soldi poi spariti) che l’imprenditore ebbe, tramite l’amico e volto tv Marco Gibertini, specie con Antonio Silipo (figura di spicco della ’ndrangheta a Reggio, già condannato in primo grado).

«È un’attività integrativa tardiva» si oppone l’avvocato difensore Jenny Loforese (dello studio legale Bucchi), a cui replica il pm Beatrice Ronchi parlando di «studio dei rapporti telefonici come conseguenza di quanto emerso in precedenza in dibattimento». La Corte ammette quest’ulteriore testimonianza del maresciallo Gandolfi che parte spedito rimarcando come fossero stato intenso il traffico telefonico non solo fra Salsi e la Gelmi (nei primi mesi quattro mesi del 2012), ma anche fra l’imprenditore e Gibertini (a partire dal marzo 2012), con l’accelerata sul finire di giugno «quando Gibertini – dice Gandolfi – chiede a Silipo, chiamato nelle intercettazioni l’uomo delle coop, di poter usufruire della sua opera per il recupero del credito di Salsi».

E l’investigatore colloca Salsi – il 30 giugno 2012 – vicino alla casa di Silipo a Cadelbosco, ricavandolo da un’intercettazione telefonica in cui il telefonino del’imprenditore aggancia la cella cadelboschese di via Romagnoli: «Non ho la certezza che Salsi quel giorno fosse dentro l’abitazione-ufficio di Silipo, ma la cella agganciata è compatibile». Una sottolineatura investigativa non da poco, perché l’accusa intende smentire Salsi che in aula aveva detto tempo fa di aver incontrato Silipo per la prima volta il 5 luglio di cinque anni fa, accompagnato in auto da Gibertini.

Pronta la replica dell’avvocato difensore Celestina Tinelli che insiste più volte chiedendo una perizia sul raggio di delimitazione della cella di via Romagnoli (sul punto la Corte non ha ancora preso una decisione, ndr), spiegando anche il perché della richiesta di questo accertamento tecnico: «Il fatto che il 30 giugno il cellulare in uso a Salsi, attivo per invio di sms a Gibertini dal contenuto dallo stesso maresciallo Gandolfi ritenuto irrilevante e ininfluente rispetto alla tesi accusatoria – spiega il legale – abbia agganciato la cella radio base di Cadelbosco Sopra- via Romagnoli nulla dimostra, anche in quanto la sede dell’azienda di cui era amministratore (la Reggiana Gourmet, ndr) si trova inconfutabilmente in comune confinante (Bagnolo) con quello di Cadelbosco Sopra ed anzi a poche centinaia di metri dal confine.

Conseguentemente Salsi era solito utilizzare una serie di servizi in quella zona (banca, fornitori, ristorante-pizzeria, bar, il supermercato Coop)». Al culmine della battaglia legale è intervenuto Salsi, su ogni aspetto emerso dalla testimonianza: «Prima del 5 luglio mai stato a casa di Silipo, le mie telefonate sul numero della Gelmi in quel periodo erano per lo più rivolte ad avere notizie sulla salute della sua segretaria che poi è morta di tumore.

Mi sentivo spesso con Gibertini perché con lui avevo dei rapporti commerciali: una persona iperattiva, con una grande fregola negli affari a favore della Reggiana Gourmet che in quel periodo andarono in porto con la Coop e l’Esselunga di Milano». Repliche che confermano la tesi difensiva

già uscita in questi mesi: Salsi (accusato di tentata estorsione) è in realtà una vittima che non aveva consapevolezza con chi aveva a che fare al momento dell’incarico per riottenere il milione di euro, ritenendo Gibertini l’autore della scelta di campo verso la ’ndrangheta.
 

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