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Verba volant

Fuori i giornalisti, anzi no, dentro

L’editoriale del direttore della Gazzetta Stefano Scansani: “Quando mai abbiamo annunciato che questo o quell’imputato è colpevole?”

REGGIO EMILIA. Siamo al dunque. La colpa è dei giornalisti. Aveva ragione chi, in vista dell’esordio del processo Aemilia, pronosticò che sarebbe stato un percorso a ostacoli, arduo, pieno di rimpalli. E i cronisti? Sotto pressione. Il verdetto è scritto nella nota che la Camera Penale di Reggio Emilia ha diramato ieri pomeriggio.

Un documento in difesa dell’avvocato Stefano Vezzadini, legale dell’imputato Gianluigi Sarcone. La presa di posizione fa seguito di un sol giorno a quella sottoscritta dalla Camera Penale di Bologna. Stesso argomento. Stesso obiettivo. Secondo i penalisti i giornali e i giornalisti rispetto al processo e ai suoi imputati soffrono di almeno tre preconcetti e prevenzioni: sosterrebbero l’equazione cutrese uguale a ’ndranghetista; sembrano arcisicuri che gli imputati siano colpevoli; non dissociano l’imputato dall’avvocato. Questo inedito fronte si è aperto il 13 luglio. Vezzadini in aula aveva affermato: “Lo vediamo tutti i giorni, i giornali anche di questo processo scrivono cose non vere. L’ultima l’hanno scritta ieri l’altro...”. Dalla gabbia degli imputati è stata immediata la reazione corale: “In galera, scrivono sempre cose false”. Cioè, capiamoci, per l’avvocato Vezzadini, sostenuto dalle Camere Penali, noi scriviamo sbagliato tutti i giorni, mentre gli imputati ci accusano di stare dentro per colpa nostra. Ovvero, il processo se le cose stanno così dovrebbe esaurirsi per errore giudiziario.

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Se è vero – e non lo è – che gli imputati secondo l’avvocato Vezzadini avrebbero invece urlato “per questo siamo in galera”, la versione è peggiorativa. Perché sotto sotto trasforma la responsabilità dei giornalisti in autorità, diminuendo il profilo della corte, il ruolo dei pubblici ministeri, e il lavoro d’indagine della polizia giudiziaria. Non è così. Nella sua segnalazione la Camera Penale di Bologna descrive gli articoli e i titoli sul dibattimento reggiano come “narrazione mediatica”. Il termine è da rigettare (uso la terminologia forense). A quale altro racconto possono attingere i cittadini? Chi informa il mondo esterno all’aula speciale e al palazzo di Giustizia? Chi descrive la storia, le connessioni tra fatti e territorio? Chi mette a fuoco la temperatura delle udienze? Noi. Che per la Camera Penale di Reggio ogni tanto scriviamo “la rappresentazione plastica della distorsione prospettica...”. Mah.

E pensare che soltanto il 17 gennaio scorso gli imputati con un’istanza poi rigettata avevano chiesto di celebrare il processo Aemilia a porte chiuse. Fuori i giornalisti e anche le scolaresche. Come se il dibattimento fosse (dovesse essere o desiderano sia) un corpo estraneo, il gran finale dell’invisibilismo del fenomeno mafioso in questo cantone d’Italia.

È in tale preciso ingranaggio che stanno anche gli avvocati e i giornalisti. Forza, qualcuno lo dica: Aemilia ormai è diventato un processo mediatico. Sempre colpa nostra è. Ecco, proprio su questo versante slittano le altre due segnalazioni della Camera Penale di Reggio: i giornalisti sosterrebbero l’equazione cutrese uguale a ’ndranghetista; e sembrano arcisicuri che gli imputati siano colpevoli. Slittano perché le due segnalazioni non stanno in piedi. Non reggono. Quando mai la Gazzetta di Reggio ha descritto o avvalorato l’equazione? E quando mai ha annunciato che questo o quell’imputato è colpevole? Temo sia in atto un’estensione della strategia difensiva. È come se in una finale sportiva (scusate il paragone) fossero chiamati in campo anche i telecronisti. Scrivo che l’avvocato Vezzadini fa bene a difendersi, a distanziare il suo ruolo professionale da espressioni e atti degli imputati. A tenersi alla larga da eventuali toni minacciosi o iniziative temerarie. Nonostante la Camera Penale di Reggio riconosca che il suo intervento del 13 luglio fosse “vibrante”, l’avvocato fa bene. Ma non deve rivolgersi a noi.

Stefano Scansani

s.scansani@gazzettadireggio.it.
 

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