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A1, multe a raffica in soli 13 chilometri

I due tutor installati sull’autostrada che attraversa Reggio registrano migliaia di eccessi di velocità, dai 170 ai 210 km/h

REGGIO EMILIA. Ci sono due tratti autostradali particolarmente temuti dagli automobilisti che sull’A1 attraversano il nostro territorio: sono i chilometri dal 122 al 135 sulla corsia sud e quelli dal 125 al 139 sulla nord. Fra 13 e 14 per carreggiata. È qui che sono stati collocati i due tutor che ogni giorno pizzicano decine di conducenti non proprio a loro agio con i limiti di velocità. Decine i trasgressori registrati ogni giorno, diverse centinaia ogni mese.

Ma come funziona questo sistema innovativo che, da quando è stato introdotto, ha ridotto in modo significativo gli incidenti mortali? Come e da chi viene gestito a Reggio Emilia? E sono vere tutte le leggende che circolano fra i conducenti, che si inventano modi sempre più fantasiosi per evitare le multe?

I due tutor che sorvegliano l’autostrada reggiana, così come gli altri nel resto del Paese, sono controllati direttamente da Roma. È qui che un ufficio apposito decide gli orari di accensione delle telecamere, coordinandole con quelle di tutta la rete autostradale. Questa fascia oraria non è sempre fissa e può variare a seconda delle esigenze del traffico o delle circostanze del momento ma, a differenza di quanto si crede, non è necessario che la segnaletica luminosa variabile informi gli automobilisti.

Quando accade, è un servizio in più: per legge sono sufficienti i cartelli fissi che informano sulla presenza dei tutor, senza specificare se in quel momento siano spenti o accesi. Una volta che gli occhi elettronici registrano e fotografano l’infrazione, i fotogrammi passano quindi in mano alle forze di polizia reggiane. Nello specifico all’ufficio verbali della Polstrada di Reggio Emilia. Nei registri elettronici appositi il tutor inserisce due immagini, la prima con la foto di ingresso e la seconda con quella di uscita, assieme alla velocità rilevata. Il margine di errore è tanto basso quanto alta è la definizione dei fotogrammi che, centinaia ogni mese, vengono esaminati dagli agenti della polizia stradale.

L’orario in cui gli automobilisti corrono di più sull’A1 reggiana è ovviamente quello serale e notturno. L’autostrada è più libera e aumenta la tendenza a schiacciare l’acceleratore. La maggioranza delle infrazioni, poi, riguarda veicoli che viaggiano fra i 165 e i 185 chilometri orari. Ci sono però anche diversi casi limite con picchi che arrivano ai 200 o 220 chilometri all’ora.

Qualche anno fa, quando il sistema tutor era ancora una novità, ogni mese arrivavano migliaia di contravvenzioni negli uffici della Polstrada. Ma anche ora che il numero si è “ridotto” sull’ordine delle centinaia il lavoro degli uomini dell’ufficio verbale è molto impegnativo.

Per quanto le telecamere siano precise, infatti, non bastano due foto per attribuire una multa a un automobilista. Il sistema è sofisticato, ed è in grado persino di distinguere fra le varie categorie di veicoli con i rispettivi limiti di velocità, ma può sbagliare.

Spetta quindi agli agenti verificare la corrispondenza al 100% fra il fotogramma di entrata e quello di uscita e la correttezza dell’interpretazione data dalla macchina. Capita, infatti, che quello che è stato rilevato come un mezzo con rimorchio in realtà abbia un carrello appendice e quindi il limite non sia 80 chilometri orari ma 130. Controllato il tutto, la Polstrada ha quindi novanta giorni di tempo per notificare la contravvenzione al conducente.

Un capitolo a parte lo meritano invece i miti che si sono diffusi negli anni su come ingannare le telecamere. C’è chi crede che non si venga rilevati viaggiando in corsia d’emergenza, o che basti frenare bruscamente al secondo portale rientrando

nei limiti. Altri ancora mettono una ruota su una corsia e la seconda su un’altra fino a chi modifica il numero di targa con degli adesivi neri trasformando ad esempio un cinque in un sei. Nessuno di questi metodi, tuttavia, è realmente efficace.

Leonardo Grilli

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