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Reggio Emilia, insulti su fb al bambino morto: il leone da tastiera si pente

Due famiglie in lacrime. Quella di Alì, e quella di un “imprudente” commentatore su Fb

REGGIO EMILIA. Il leone da tastiera si è pentito. Roberto Mugnai, di Cavezzo (Modena), ha capito di aver fatto un errore enorme. Ieri mattina il 37enne ha offeso su Facebook la memoria di Alì Hassnain, 12 anni di origini pakistane, morto annegato in un canale del Consorzio di bonifica a Luzzara. Un messaggio scritto sulla pagina della Gazzetta che ha fatto diventare Mugnai un simbolo dell'odio in rete e che, oltre un paio d'ore di notorietà, gli costerà una o più denunce. Perché quel «per fortuna che l'hanno trovato morto, se no ci toccava mantenerlo» ha scatenato un’ondata di indignazione dei nostri lettori e non solo. Una valanga che ha travolto lui, la sua vita e la sua famiglia.

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Come tanti, Mugnai ha ignorato la logica perversa dei social network: su Facebook c’è il suo nome, c’è la sua vita, c’è un’identità che non è virtuale ma reale. Tanto vero è il dramma di Alì, quanto tremendo è quello che vive ora il 37enne di Cavezzo. Qualunque fosse il motivo delle sue offese al piccolo pakistano morto, il risultato è che a piangere è stato anche lui. Mugnai ha risposto in lacrime alle domande del nostro direttore. Si è giustificato e ha ammesso l’errore. Lo ha fatto anche con un commento di scuse sulla nostra pagina Facebook. Forse, come direbbero i giuristi, il suo comportamento non è stato doloso: come tante, troppe persone ha espresso sul social il proprio pensiero senza nessun filtro, senza pensare a quanto fossero pesanti le sue parole e senza rendersi conto che sarebbero state lette da migliaia di persone.



A nulla è valso il fatto che la Gazzetta abbia rimosso il suo commento da Facebook. I tanti che si sono sentiti indignati, offesi, feriti dalle sue parole lo hanno comunque usato per puntargli il dito contro. Il post è stato fotografato e riprodotto su altre bacheche Facebook. Altre persone lo hanno visto, commentato e condiviso e ricondiviso in una spirale di rinvii e rimandi che ha amplificato la portata del suo errore. La foto del commento di Mugnai è stata ad esempio condivisa da molti esponenti o persone vicine alla politica come il segretario del Pd Andrea Costa, il sindaco di Boretto Massimo Gazza, il consigliere comunale reggiano Dario De Lucia e via dicendo fino ad arrivare a Michele Delrio, figlio del ministro Graziano.

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Condivisioni in serie e tanti, tantissimi commenti contro Mugnai. Prese di posizioni pesanti, volgari e offensive tanto quanto quelle del 37enne modenese. La Gazzetta di Reggio ha moderato per tutto il giorno la pagina Facebook. Tanti gli hanno augurato la morte, altrettanti hanno offeso la sua famiglia, molti altri si sono lanciati in assurde e violente analisi sociopsicologiche che rivelano tanta, troppa pochezza umana e intellettuale.

Il leone da tastiera Mugnai, è stato a sua volta sbranato da tanti altri leoni da tastiera più o meno inconsapevoli della loro violenza, della loro cattiveria, del fatto di essere caduti nel suo stesso errore.

Il risultato è che ieri a piangere erano due famiglie: quella del piccolo Alì e quella di Roberto Mugnai. L’una vittima di una tragedia, l’altra di un errore del figlio che, sciocco e superficiale, ha ucciso la propria reputazione. Ricordiamoci tutti la logica dei social: nulla si crea e nulla si distrugge, ciò che facciamo resta per sempre ed è visibile a tutti.

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