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Lavoro, a Reggio Emilia parte il patto per l’occupazione 

Siglato fra Provincia, Regione, associazioni e Comuni dell’area nord, i più colpiti da fallimenti e chiusure di imprese

REGGIO EMILIA. Grazie alla fertilità del suolo e alla facilità dei collegamenti la pianura a nord della via Emilia è sempre stata la zona più popolosa, produttiva e sviluppata della nostra provincia. Lo è ancora, ma è anche quella che ha risentito in maniera più pesante dell’attuale crisi, incominciata nove anni fa. Nei venti comuni che la compongono, comprendendo Sant’Ilario d'Enza ed escludendo Reggio e Rubiera, dal 2009 il numero delle imprese è calato da 19.062 a 17.463. La flessione, pari all’8,4%, è risultata doppia rispetto al meno 4,3% rilevato nell'insieme della provincia. Al calo complessivo di 2.523 aziende la Bassa ha contribuito con ben 1.599 unità produttive in meno. Il suo apparato imprenditoriale è diminuito dal 32,8 al 31,4% rispetto al totale provinciale. Ciò che preoccupa maggiormente, però, è la disoccupazione, sostanzialmente raddoppiata. Perciò la Regione, che si propone di dimezzarla con il Patto per il Lavoro indicato come priorità programmatica dalla giunta Bonaccini, ha scelto la Bassa reggiana come terreno appropriato della battaglia finalizzata a sostenere le imprese e, quindi, a favorire le nuove assunzioni e la ricollocazione delle persone che hanno perso l'impiego.

Reggio Emilia, l'assessore regionale Costi e il Patto per il Lavoro REGGIO EMILIA. Palma Costi, assessore regionale allo Sviluppo economico, presente al palazzo Allende di Reggio Emilia per firmare il “Patto territoriale per l’occupazione dell'Area Nord di Reggio Emilia”,


Palma Costi, assessore regionale allo Sviluppo economico, aveva concordato l'operazione con Giammaria Manghi, presidente della Provincia. Ieri ne ha ratificato il disegno venendo a Reggio a palazzo Allende per firmare il “Patto territoriale per l’occupazione dell'Area Nord di Reggio Emilia”, insieme allo stesso Manghi, alla vicepresidente Ilenia Malavasi, ai sindaci dei comuni interessati, Bagnolo in Piano, Boretto, Brescello, Cadelbosco Sopra, Campagnola, Campegine, Castelnovo Sotto, Correggio, Fabbrico, Gattatico, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio, Reggiolo, Rio Saliceto, Rolo, San Martino in Rio e Sant'Ilario d'Enza, nonchè ai rappresentanti di Legacoop, Cna, Confcooperative, Confcommercio, Confesercenti, Unindustria, Cgil, Cisl e Uil.

L’obiettivo a breve termine è agganciare la timida ripresa in atto agevolando l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro. Gli strumenti operativi sono sia i centri per l’impiego, il cui personale dipendeva dalla Provincia e dipende ora dalla Regione nell’ambito dell’Agenzia regionale per il lavoro, sia i centri di formazione professionale che hanno ottenuto l’accreditamento della Regione per il ricollocamento dei lavoratori disoccupati. «Abbiamo bisogno – osserva Manghi – di individuare i profili professionali ricercati dalle aziende. A tale scopo l’Agenzia per il lavoro riveste una funzione fondamentale, anche perché non è ancora stata costituita la corrispondente Agenzia nazionale. Occorrono azioni concrete. Quasi ogni giorno si rivolgono a noi persone spesso giovanissime e diplomate. La loro ricollocazione è difficile».

«Ci siamo messi insieme – gli fa eco Palma Costi – per capire le azioni da mettere in atto tramite un sistema di coordinamento di tutti gli attori di un territorio. La nostra ricchezza sono le persone. I disoccupati sono tanti, ma in qualche settore le imprese hanno difficoltà a trovare il personale occorrente».

Il paradosso non è nuovo. Lo sottolinea Ivo Biagini di Confartigianato: «Riceviamo continuamente domande di assunzione da parte di giovani che hanno titoli di studio diversi dalle specializzazioni meccaniche, elettroniche e tessili richieste dalle nostre aziende. La scuola deve formare le persone di cui il mondo produttivo ha bisogno». Analoga la riflessione di Donatella Prampolini, presidente di Confcommercio: «Se ho bisogno di un macellaio o di un panettiere faccio fatica a trovarlo. Non posso aspettare che venga formato. Lo devo assumere subito. È fondamentale sapere orientare le persone nella formazione».

«Occorre - precisa Margherita Salvioli della Cisl - una formazione mirata. Questo accordo è un segnale per uscire dall'emergenza con una visione più lunga».

«Questo patto – commenta la consigliera regionale Roberta Mori – delinea una forte volontà collettiva di coordinare le iniziative». Fra i settori più colpiti dalla crisi degli ultimi otto anni si segnala l’edilizia. Nell’Area Nord le imprese di costruzioni sono calate di 696 unità (meno 17,5%), mentre l’agricoltura ne ha perse 634 (-18,1%) e l’industria manifatturiera 442 (-12,7%). Solo le società di capitale sono aumentate (dell'8,7%). Le società di persone sono calate del 9%, quelle individuali del 13,5%. Le cooperative scendono da 221 a 203 (- 8,1%). Le imprese artigiane sono passate da 7.173 unità a 6.011. La diminuzione (-16,2%) è molto superiore al totale provinciale (-9,6%). Nel 2016 i fallimenti sono aumentati del 19% rispetto all'anno precedente. Il 74% ha riguardato i settori manifatturiero e edile.
 

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