Quotidiani locali

Lotterie, migrazioni ed elezioni

Le elezioni si giocheranno anche sulla volontà di fare accoglienza

Profughi troppi, profughi tanti. Gira e rigira questo è  il tema sul quale verranno giocate le elezioni comunali del 2019. Parecchi sindaci in carica o aspiranti sindaci sanno perfettamente che il loro futuro è legato con un filo elettrico all’accoglienza dei migranti nei loro Comuni. Accoglienza larga, stretta o nulla. Se è larga i sindaci rischiano di restare fulminati.

 “Puniti dagli elettori i sindaci che hanno accolto i migranti” è il titolo del servizio di Francesca Paci apparso su La Stampa all’indomani delle amministrative ultime scorse. Ragionamento: “Da Como a Belluno i primi cittadini che hanno aderito al piano del Viminale sono rimasti aggrappati al ballottaggio o sono usciti di scena al primo turno”.

Il rischio ha già un nome: sindrome del sindaco di Lampedusa. Infatti la vittima più illustre della punizione di popolo è stata Giusi Nicolini, in prima linea nell’accoglienza, premiata  dall’Unesco e candidata al Nobel per la Pace. Fulminata dal voto.

Fra i sindaci che hanno firmato l’accordo tra Associazione nazionale dei Comuni italiani e ministero dell’Interno  per l’“accoglienza diffusa” c’è anche quello di Reggio Emilia, Luca Vecchi, che tra l’altro è il delegato al welfare dell’Anci.

Era rivolto al sindaco reggiano lo striscione in testa al corteo di lunedì sera, insistente sui troppi e tanti profughi, con il dilemma  aritmetico-amletico “Da 427 a 1.095. Perché?”. Vecchi ha risposto di non voler partecipare “a delle lotterie sul tema della dignità degli esseri umani”. Lotteria per lotteria, anche quella elettorale del 2019 lo vedrà alla prova proprio sul problema, che sarà irrisolto e acutizzato.

Riconoscendo a Vecchi le ragioni umanitarie, solidali, mondialiste e progressiste, bisogna avvertirlo che altri numeri sono minacciati: quelli della tenuta del Pd e alla lunga del centrosinistra nella nostra città. Perché, liberata da ogni aggettivo (populista, qualunquista, neofascista, propagandista) la manifestazione di protesta di lunedì c’è stata. E probabilmente ci sarà ancora. E’ stata composta da quella sostanza che – più o meno ideologizzata – va sotto il nome di popolo. Quest’ultimo quando va al voto innesca quelle lotterie con le quali i politici possono essere dimezzati, esaltati o (ancora) fulminati.

Vecchi per la sua elezione tre anni fa ottenne il 56,38 per cento dei consensi con un plateau di forze alleate e sostenenti molte delle quali sono scomparse o scisse: Partito Democratico, Sinistra ecologia e libertà (Sel), Lista Civica – Svoltare, Lista Civica - 0522 Reggio Chiama Matteo, Lista Civica - Leoni di Reggio, Idv + Partito del Sud, Centro Democratico. Vecchi, al primo colpo, evitò il ballottaggio.

Da allora il mondo politico e il popolo sono cambiati e vanno ancora mutando. I flussi migratori incrociano i flussi elettorali. Questi ultimi, insieme a sicurezza e lavoro, sono diventati scariche elettriche. Basti portare l’esempio dell’oppositore M5s che da lunedì scorso ha cominciato a cercare una rimonta e una svolta con Grillo che predica lo stop a rom e migranti, e la sindaca Raggi che  scrive al prefetto il suo allarme profughi. Con le altre rappresentanze politiche destre e leghiste, in piazza a Reggio hanno manifestato anche i grillini. Tutti senza bandiere, irriconoscibili o mimetizzati, agglomerati ai comitati di quartiere.

E basti quell’altro esempio, a sinistra del Pd: gli scissionisti di Mdp ancora ci saranno nel 2019? Sosterranno Vecchi? Si presenteranno liberi e autonomi? Il vicesindaco Sassi che è protagonista di Mdp e delle porte aperte, che farà e con chi?

Hanno un bel da affannarsi gli amministratori locali – Vecchi per primo – a segnalare che la questione dell’immigrazione non è reggiana, ma italiana, continentale, mondiale, che le gestione in Italia è nelle mani del ministero degli Interni… Le reazioni sensoriali della gente e la strategia politica invece pretendono di fare i conti in casa, con le piazze sotto i municipi e i campanili. Perché i sindaci sono i frontmen delle istituzioni.

Il nostro è un Paese dove tutto sta cambiando. E’ una Reggio Emilia in metamorfosi, come l’idea svolta dall’assessore comunale Mirko Tutino, esponente di Mdp,  circa la riforma elettorale: “Per cambiare gli equilibri sociali e difendere la parte debole della società servono forze politiche ‘di massa’ che è cosa ben diversa dalla ‘vocazione maggioritaria’ in salsa italiana che tante volte abbiamo sentito riproporre”.

Servono forze politiche di massa?

Temo che questo sia il rimpianto di un mondo politico popolare di sinistra, estinto. Perché anche quella che si è snodata lunedì in centro a Reggio con fiaccole e striscioni contro profughi e sindaco, è una massa. In formazione. Che pende a destra. Achtung.

 

 

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