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Risparmi, è boom a Reggio: sfondata quota 13 miliardi 

Più soldi in conto corrente in attesa della “vera” ripresa secondo il report 2016 Fermi invece gli investimenti: i prestiti registrati in provincia restano a 21 miliardi

REGGIO EMILIA . La capacità di risparmiare e l’oculatezza nell’investire, doti che i reggiani hanno probabilmente ereditato dalla loro origine contadina, viene confermata nei dati relativi ai depositi e alle risorse movimentate registrati nel 2016 dalla Banca d’Italia. Si tratta peraltro di caratteristiche che vengono confermate in quasi tutta la regione. È ciò che certificano le documentazioni raccolte nel Rapporto sulla economia dell’Emilia Romagna che l’Istituto di emissione ha recentemente presentato a Bologna.



L’analisi si sofferma a livello provinciale solo nel riferimento ai prestiti e ai depositi delle banche attive in ambito locale. In premessa, viene sottolineata la moderata crescita dell’economia avvenuta lo scorso anno (fenomeno che sta proseguendo nei primi mesi del 2017) sostenuta finalmente anche dalla domanda interna mentre l’export ha rallentato il ritmo dopo due anni estremamente positivi. Nel complesso è fortunatamente in ascesa la produzione (+ 1,5%) anche se il comparto delle costruzioni resta un po’ limitato (le compravendite di abitazioni sono però salite del 22% e il calo delle loro quotazioni si è decisamente arrestato). Vanno invece bene soprattutto i comparti dei trasporti e del turismo. In calo infine le vendite al dettaglio.

Ed eccoci agli aspetti finanziari. Dopo 4 anni di contrazione i prestiti bancari sono rimasti deboli per le piccole imprese anche perché, sebbene le condizioni di accesso al credito siano rimaste decisamente agevoli, le banche continuano a mantenersi prudenti. Sale invece l’indebitamento delle famiglie per l’aumento dei mutui di credito al consumo oltre che per l’acquisto di beni durevoli.

Completa il quadro il risparmio diretto di persone e famiglie che, in presenza di tassi di interesse bassi, punta decisamente verso investimenti prontamente liquidabili quali ad esempio i depositi in conto corrente. Nel frattempo le banche stanno riducendo il numero degli sportelli puntando a delle concentrazioni anche come conseguenza della forte ascesa dei canali di contatto telematici che sono quasi raddoppiati in pochi anni sia nella gestione di rapporti fra i diversi istituti di credito che quelli diretti con la clientela.

L’andamento dei movimenti finanziari delle banche nell’ultimo triennio mostra infine, per ogni singola realtà dell’Emilia-Romagna, una evidente costante, seppur lieve, riduzione dei prestiti. Non fa eccezione la provincia di Reggio Emilia scesa dai 21,4 miliardi di euro concessi nel 2014 ai 21,2 del 2016. Al contrario i depositi sono sensibilmente lievitati passando da 11,8 miliardi di euro nel primo anno in esame ai 13 miliardi dello scorso anno. I reggiani stanno dunque accumulando risorse in attesa probabilmente di affrontare nuovi vantaggiosi investimenti.
 

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