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Methis rinasce dopo il crac di Coopsette 

Trenta ex dipendenti riscattano la disoccupazione (420mila euro) e rilevano il ramo con 580mila euro messi da Legacoop

REGGIO EMILIA  Alla porta del liquidatore di Coopsette, quando si trattava dell’acquisto di Methis, non bussava più nessuno. Eppure l’azienda di Caprara di Campegine, chiusa a causa del crac della capogruppo Coopsette, ha ancora un valore da esprimere e un mercato da presidiare: quello dei mobili per ufficio e delle pareti attrezzate.

Così, dopo la recente esperienza reggiana del workers buyout della Fornace di Fosdondo (controllata da Unieco, altra coop in default), anche 30 lavoratori della Methis hanno affittato il ramo della loro ex azienda, facendo il salto da dipendenti e imprenditori. Il tutto, come sempre, sotto forma cooperativa. I 30 lavoratori – operai, tecnici, impiegati – hanno infatti raggiunto l’obiettivo mettendo insieme 1 milione di euro di capitale sociale grazie al quale hanno affittato il ramo della Methis – con opzione poi per l’eventuale acquisto – e dal primo luglio riapriranno i battenti della sede storica della Methis, a Campegine.

Un progetto ambizioso e senza grandi proclami, perché ripartire non sarà facile: dopo due anni di perdita fisiologica, il business plan prevede al terzo anno ricavi a 4 milioni e primo utile di esercizio. Il segnale più forte, al momento, lo hanno dato loro, i lavoratori, riscattando la Naspi (la “nuova” disoccupazione): in tutto 420mila euro di capitale proprio, ai quali si sono aggiunti altre 580mila euro messi a disposizione dalla cooperazione. Legacoop Emilia Ovest, infatti, ha orchestrato la manovra.

Dal primo giugno la nuova cooperativa Methis si è iscritta all’associazione di categoria. Poi sono arrivati gli aiuti finanziari necessari per raggiungere il traguardo: 250mila euro sono stati messi a disposizione da Coopfond, altri 250mila da Cfi, mentre i restanti 80mila euro sono stati deliberati da Boorea. Una sinergia che punta sulla formula dei workers buyout, scelta imprenditoriale che vede l’acquisizione delle imprese in crisi o a rischio di chiusura da parte dei loro dipendenti attraverso la forma cooperativa.

Una pratica che vede Reggio Emilia capofila in Italia grazie all’aiuto del tessuto formato dalla cooperazione, e una delle piccole valvole di sfogo dopo i crac milionari che hanno fatto crollare i colossi dell’edilizia cooperativa. «Con questa operazione si salva un pezzo di Coopsette, un brand riconosciuto e si riparte in forma cooperativa – dice Andrea Volta, presidente di Legacoop Emilia Ovest – Un progetto che ci rende molto orgogliosi e ci ridà un po’di speranza, sul quale crediamo e stiamo lavorando a testa bassa».

I soci della “nuova” Methis che torneranno al lavoro sono 30 sui 50 totali. I restanti 20 lavoratori passeranno a loro volta nella nuova coop e avranno diritto alla cassa integrazione per un altro anno.
 

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