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Viaggio nelle ex Reggiane, dentro la base operativa degli spacciatori  

In viaggio con il nucleo antidroga della polizia nei capannoni diroccati fra degrado, alloggi di fortuna e metodi per evitare le retate

REGGIO EMILIA. Un tempo erano il fiore all’occhiello dell’industria italiana. Polo di attrazione per le menti più brillanti dell’ingegneria meccanica, davano da mangiare a centinaia di operai e alle loro famiglie. Oggi ospitano solo sbandati, senzatetto, spacciatori e consumatori di droga. Tanto che ormai le Reggiane sono diventate una vera e propria base operativa da cui si ramifica buona parte del commercio di stupefacenti a Reggio Emilia.

Reggio Emilia, il viaggio nel degrado delle ex Officine REGGIO EMILIA. Siamo andati a visitare l'interno delle ex Officine Reggiane, un tempo avanguardia dell'industria italiana e oggi ritrovo per senzatetto e spacciatori.


Così, per capire meglio come si siano organizzati questi nuovi abitanti delle ex Officine, siamo andati a visitarle assieme ad alcuni uomini del nucleo antidroga della polizia reggiana. Con loro, artefici assieme ai loro colleghi della maxi operazione portata a termine ieri, siamo entrati negli enormi edifici diroccati che non rientrano nel progetto multimilionario del Parco dell’innovazione.

E, ovunque, si vedono i segni degli inquilini. Scarpe, panni stesi alle finestre, porte di fortuna, sistemi di sicurezza per scappare in fretta dalla polizia, resti evidenti del consumo di eroina. Ma di loro non c’è alcuna traccia, veri e propri invisibili che usano le Reggiane come campo base per la notte.

Prima ancora di entrare nel complesso vero e proprio ci viene spiegato che, dalle ringhiere che affacciano sulla strada, spesso avvengono gli scambi notturni fra cliente e spacciatore. Una precauzione per il venditore che, in caso di arrivo della polizia, avrebbe il tempo di scappare all’interno delle Reggiane e sparire nel buio.

Forse proprio all’interno di uno degli edifici che visitiamo, il primo alla destra del vecchio posto di guardia. Ovunque ci sono calcinacci, pezzi di vetro, resti di cibo e rifiuti di ogni tipo, ma questo solo al piano terra. Salite le scale infatti si entra in uno dei microcosmi di illegalità creati da questi sbandati. Mentre il fetore di urine ed escrementi si fa sempre più forte, fra buchi nel pavimento e ascensori fuori uso, quelli che un tempo erano uffici ora sono camere da letto di fortuna.

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In alcune, senza porta, giacciono materassi e coperte circondate da fornelletti, resti di sigarette e soprattutto accendini e carte stagnole. I mezzi con cui, ci viene spiegato, queste persone assumono l’eroina. La droga in assoluto più diffusa nelle Reggiane. Posizionato lo stupefacente sopra la carta di alluminio, viene riscaldato con la fiamma e i vapori vengono inalati tramite il beccuccio di una pipetta. Un metodo ancora più dannoso rispetto alle siringhe “anni ’80”.

In altre stanze, invece, possiamo solo sbirciare dai vetri appannati. Gli ingressi sono stati chiusi con delle vecchie porte o dei pannelli di plastica, sigillati da pesanti catene e lucchetti. All’interno, giacigli deserti aspettano i loro proprietari che, in giro per la città, torneranno solo verso sera.

Non tutti chiaramente sono criminali ma molti, scopriamo, sono spacciatori e consumatori. Con i soldi che guadagnano dalla vendita della droga ne acquistano altra che in parte rivendono e in parte tengono per sé. Non diventeranno mai ricchi, sono schiavi dei loro vizi e di chi li sfrutta.

Una scena praticamente identica si replica nel secondo e ultimo edificio che visitiamo. Qui, oltre ai lucchetti, ci sono dei veri e propri ostacoli in caso di retate dell’antidroga. Alcuni artificiali, come sbarre, lucchetti o tronchi messi di traverso nei corridoi.

Altri “naturali” come le buche profonde che si incontrano spesso e che conducono a dei vecchi tunnel sotterranei. Trappole micidiali e invisibili nel buio fitto della notte.
 

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