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Facite 'a faccia feroce

Va dato atto a Silvio Berlusconi di avere inaugurato nella sua lunga stagione governativa le amicizie personali fra i potenti. Cioè si prendeva delle confidenze e faceva andare gambe all’aria il protocollo. Trascorreva le vacanze con Putin; in posa per le foto di gruppo vociava “mister Obama!” e faceva infuriare la regina Elisabetta. Su questa linea confidenziale ha poi proceduto Matteo Renzi.

Matteo Renzi che ha introdotto i baci sulle guance, i “dammi un cinque” e le pacche sulle spalle durante le visite di Stato. Insomma, abbiamo vissuto un’epoca nella quale la diplomazia ha fatto rima con simpatia. Non mi sbaglio. Basta ricordare la cena alla Casa Bianca dove l’ex premier italiano e l’ex presidente americano facevano propaganda col sorriso.

Da allora tutto è cambiato. La politica internazionale è mutata. I rapporti si sono raggelati e le relazioni sono tetre. Donald Trump ha scelto la maschera dell’uomo iperpotente rispondendo – ma lui non può saperlo - alla strategia militare della faccia feroce. “Facite ’a faccia feroce” è un ordine che risale ai tempi di Francesco II di Borbone, re delle Due Sicilie. Lo spiega bene il professor Antonio Randazzo sulla rivista La Ca’ Granda: “Per ottenere il risultato ottimale è indispensabile che l’urlo si associ ad una espressione del volto che non lasci dubbi sulle intenzioni del guerriero. Da qui la saggia raccomandazione che veniva impartita alle forze armate di terra e di mare di Franceschiello: ‘Facite ’a faccia feroce’”.

Quel tipo di ghigno era consigliato quando i combattimenti avvenivano corpo a corpo. Quando l’espressione del volto era un’arma, aveva un senso, un effetto ravvicinato. Certamente quella di Trump è una battaglia mediatica. Il biondo sa che i suoi primi piani televisivi devono dire due cose. “America First” e “I am surly” (prima l’America; io sono arcigno). La scelta facciale di Trump, che non deve e non può tradire sentimenti o lampi, coincide e conferma la sua stessa politica. Un altro mondo rispetto alle risate e alle occhiate di Obama o anche a quell’aria svagata di George Bush figlio.

Ma il vero pioniere del “Facite ’a faccia feroce” è Vladimir Putin. La sua è una grinta facciale di potenza. Mi pare non rida più dai tempi di Berlusconi. La sua espressione anticipa la solita nota in gergo diplomatico che dichiara “lo scambio è stato franco e diretto” (cioè con l’interlocutore se ne son dette di tutti i colori). Il volto dei leader non è mai stato tanto aderente al momento politico, alla politica degli Stati che rappresentano.

Se così non fosse non assisteremmo all’eccitazione che accompagna le visite ufficiali e private di Justin Trudeau e di sua moglie Sophie Gregoire. Insieme, rispetto al magnate statunitense e all’ex capo dello spionaggio russo la coppia canadese è una ventata di primavera. Con i sentimenti scoperti. Il gossip punta molto anche sui francesi Emmanuel Macron e la moglie-professoressa Brigitte Trogneux che molto sorridono.

Ma le mogli non sempre aiutano l’umore politico espresso attraverso i muscoli mimici dei mariti. Ad esempio la bellissima sposa di Trump si sarebbe adeguata per forza alla strategia del consorte. Il suo velo di tristezza non sarebbe altrimenti sempre evocato dai cronisti al seguito, da lui che la riprende, da lei che ammutolisce, da lui che le dà la mano, da lei che la ritrae. Melania è una donna che si è dovuta adeguare alla ragion di Stato trumpista, e quando disubbidisce non va bene. Ad esempio l’ex modella slovena (dunque dovrebbe essere cattolica) ha chiesto a Papa Francesco di benedirle il rosario, e s’è fatta il segno della croce davanti alla statua della Madonna. Certi scatti fotografici non hanno goduto di molta ufficialità. Non sono trumpisti.

Vengo a Papa Francesco. Ha o non ha un volto che riflette la sua pastorale? Direi di sì. Sorride impartendo ordini. Però nella foto dov’è ritratto nella biblioteca privata con la famiglia Trump ha un’espressione cupa, più o meno la stessa che ha Melania insieme a Ivanka Trump. L’unico inaspettatamente sorridente per la circostanza è proprio il presidente.

Vien quasi da credere che quella del Papa sia una contromossa all’espressione felice e soddisfatta dell’americano che forse voleva far credere di avere ricevuto l’assoluzione su clima, muri e tutto il resto: “Non dimenticherò le sue parole”. Combattimento di facce. In un mondo dove l’immagine è tutto nulla deve sfuggire. Chiudo con il nostro mondo piccolo. Di Renzi ho già scritto. Di un eventuale Gentiloni cattivo

l’espressione è inimmaginabile. Di Beppe Grillo spesso abbiamo avuto occasione di vedere il volto incazzatissimo, sia per il suo mestiere d’attore che per il suo impegno politico. Appunto “Facite ’a faccia feroce”. Ma questa è tutta un’altra storia, soltanto italiana.

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