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Don Goccini: «Presuntuosi, non cattolici»

Don Goccini: «Presuntuosi, non cattolici»

l responsabile della Pastorale critica il Comitato Scopelli e aggiunge: «Non si risponde a una provocazione con un’altra»

REGGIO EMILIA. I cattolici tradizionalisti promotori della processione contro il REmilia Pride sono un corpo estraneo rispetto alla Chiesa reggiana. Il neonato comitato Beata Giovanna Scopelli, che la organizza, non è riconosciuto come un’articolazione della comunità ecclesiale. La scomunica è roba d’altri tempi e nessun vescovo oggi la pronuncerebbe, ma il giudizio dell’autorità diocesana è inequivocabile. Lo attesta don Giordano Goccini, responsabile della Pastorale giovanile.

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Don Giordano, com’ è giudicata l’iniziativa del comitato?
«Il comunicato del Vescovo è molto chiaro. Questa manifestazione non nasce dalla Diocesi, che prende le distanze da essa. Il comitato che la promuove è qualcosa di misterioso. Ha qualche riferimento sui social network, ma i suoi membri non sono identificabili».

Ma il comitato non difende la dottrina della Chiesa contro chi la offende pubblicamente?

«Il Gay Pride ha un intento provocatorio, anche se oggi, dopo tanti anni, riesce meno ad ottenere il suo scopo. Tuttavia, non è nello stile della Chiesa rispondere a una provocazione con una provocazione. Quelli che si oppongono anziché andare in piazza potrebbero pregare in una chiesa, benché il pregare in riparazione dei peccati altrui sia un atto di presunzione».

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Sotto il profilo teologico i tradizionalisti non hanno ragione?

«Il comitato motiva la processione con una citazione di San Tommaso avulsa dal contesto. Con questi argomenti polemizzano con il Vescovo e con il Papa. Un conto è criticare, un altro polemizzare e non riconoscere la loro autorità. Non sono nella comunione della Chiesa universale. Non definiamoli cattolici».

La Chiesa considera ancora peccato l’atto omosessuale?

«Dal punto di vista dottrinale il nuovo catechismo redatto nel 1992 non ha cambiato alcunché. Sono cambiati la mentalità e l’atteggiamento della Chiesa, sintetizzati dalla battuta di papa Francesco: chi sono io per giudicare? La Chiesa assume una veste materna e paterna, non si erge più come giudice».

La Chiesa può spingersi fino ad accettare l’apologia del peccato fatta dal Gay Pride?

«Il Gay Pride è una manifestazione legittima ma molto distante dall’idea cristiana. Sono perplesso di fronte ad amici omosessuali che dicono di trovare una realizzazione piena nella pratica di una sessualità non generativa. Dio, però, accoglie sempre l’uomo che cade. Non si stanca mai di perdonare. La Chiesa ha trovato la sua posizione di madre e padre che non giudica, ma accoglie e accompagna. Il patrimonio della fede non è qualcosa di statico e immutabile. È in mano al popolo di Dio. I credenti hanno una loro percezione della fede secondo il tempo in cui vivono e la Chiesa cammina coi tempi».

Cosa pensa della veglia di preghiera contro le vittime dell’omofobia e transfobia nella chiesa di Regina Pacis?

«Sono favorevole. È un passo importante per comprendere e accogliere queste persone. Secondo la predicazione di Gesù i peccati di cui Dio ci chiederà conto anzitutto sono altri, vale a dire quelli compiuti per brama di ricchezza».

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