Quotidiani locali

Gli studenti promuovono l’alternanza 

Tante le criticità emerse ma il giudizio è positivo: «Abbiamo imparato soprattutto a essere più autonomi e consapevoli» 

REGGIO EMILIA. «Siamo soddisfatti della nostra esperienza». Così un campione di studentesse e studenti reggiani giudicano l’alternanza scuola-lavoro. Un tema entrato con prepotenza negli istituti del nostro territorio e di cui non si discute mai abbastanza. Lo ha evidenziato anche un’indagine della Rete degli Studenti che ha coinvolto ragazze e ragazzi emiliano-romagnoli. Dai dati si evince, per esempio, che il 48% degli intervistati non ha conosciuto i docenti referenti e il 53,3% ha sviluppato percorsi di alternanza non attinenti agli studi fatti.
Alcune criticità emergono dal racconto fatto dal campione di giovani che hanno partecipato ai percorsi di simulazione d’impresa attivati dal servizio comunale Officina Educativa. Per Agnese, studentessa dell’istituto Pascal, «s’imparano competenze importantissime, ma avrei voluto fare un’alternanza diversa». Molti confermano di aver dovuto fare a meno del supporto dei professori, ma non tutti considerano tale “mancanza” in modo negativo. Per tanti, infatti, è un modo per essere autonomi.
Inoltre, quando devono dare i voti, i ragazzi sanno essere “di manica larga”. È chiesto loro di valutare l’attinenza dei percorsi seguiti rispetto a quanto appreso tra i banchi e la qualità dei rapporti intavolati con il mondo del lavoro, in vista di una possibile assunzione futura. Ebbene, i giudizi sono alti. Per il primo valore la pagella media (in decimi) è di 8,5 per il secondo di 8,3.
Che progetti hanno seguito i ragazzi? Asia e Fiorella, studentesse dell’istituto superiore Motti, hanno cucinato con persone diversamente abili. «Siamo riusciti a coinvolgerli tutti – spiega la prima – e anche loro davano una mano a noi. La soddisfazione per me è stata nell’aver fatto quest’esperienza». Tina, studentessa del Chierici, ha approfondito il legame tra mafie, inclusione e arte. «Abbiamo lavorato anche con Giuliano Melioli – conferma la ragazza – ed è stata in generale un’esperienza abbastanza forte. La mafia a Reggio c’è, ma i giovani sono poco consapevoli: bisogna approfondire il tema».
Jennifer, Francesca, Beatrice, Agnese e Lorenzo del liceo Pascal hanno insegnato scienze ad alunne e alunni di diverse elementari reggiane.
«Ci siamo organizzati per la presentazione, la scelta degli esperimenti da far fare ai bambini, la divisione in gruppi e la semplificazione degli argomenti», elenca la prima. «Il lavoro è iniziato in classe», conferma la seconda. «Abbiamo creato un “sangue” con palline di gelatina, mantenendo le proporzioni tra globuli rossi, bianchi e piastrine», fa eco la terza. «Abbiamo scoperto soltanto il giorno prima cosa fare – commenta l’unico ragazzo del gruppo – ma ho trovato i bambini molto interessati agli esperimenti: è formativo
lavorare con loro».
Francesca, studentessa del liceo Moro, ha insegnato spagnolo a una persona anziana. «Ho trasmesso capacità linguistiche – spiega la ragazza – ed è stata una bellissima esperienza. Ho pochissima pazienza, ma l’alternanza mi ha aiutato a formare nuove capacità».

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista