Quotidiani locali

«Chiudiamo subito il punto nascite» 

Castelnovo, la provocazione di Bini nell’incontro all’Ausl «Non è sicuro? Va chiuso». Ai relatori: «Venite al Sant’Anna»

CASTELNOVO MONTI. «Se il punto nascite di Castelnovo Monti non è sicuro, allora va chiuso domani mattina». Lo ha detto Enrico Bini, sindaco del comune dell’Appennino reggiano, durante la conferenza stampa sul destino dei reparti di ostetricia con meno di 500 parti all’anno, che si è svolta ieri nella sede dell’Ausl.
Il punto natalità di Castelnovo Monti (sotto esame come quelli di Scandiano, Guastalla e Montecchio) rischia, dopo la prossima estate, di chiudere i battenti. Ieri quattro autorevoli esponenti della medicina regionale hanno manifestato le loro preoccupazioni e la necessità di disporre di centri multiprofessionali in grado di far fronte ad eventuali criticità.
«I casi di decesso – hanno spiegato – sono minimi, uno ogni mille parti, per mortalità materna o paralisi neonatale. Pochi, ma pur sempre drammi che vanno evitati. Occorrono strutture centralizzate in grado di affrontare i rischi del travaglio e di intervenire in tempi brevissimi, talvolta in pochi secondi».
Ed è allora che il sindaco Enrico Bini ha lanciato la sua provocazione, invitando poi i relatori dell’incontro a visitare l’ospedale Sant’Anna al fine di valutarne la qualità e la capacità organizzativa. La risposta («Non siamo commissari sanitari, esprimiamo solo le nostre preoccupazioni») fa pensare che la sorte di quel punto nascita, come di altri che in Emilia Romagna alla fine del 2016 non contavano più di 500 nascite, sia a rischio.
Ad esprimere il loro pensiero sono stati i dottori Gina Ancora (presidente regionale della Società italiana di neonatologia), Giacomo Biasucci (con analogo incarico per la Società italiana di pediatria), Massimo Farneti (referente dell’Associazione culturale pediatri) e Leonardo Loroni (referente dell’Accademia medico infermieristica di emergenza e terapia intensiva pediatrica).
«Per i professionisti – hanno detto – è essenziale poter lavorare in punti nascita strutturalmente adeguati (così come riportato nei 10 punti del Decreto Fazio del 2010) dotati di personale adeguato e di servizi diagnostici tempestivi. In strutture capaci di accogliere non solo il parto fisiologico ma anche di affrontare i rischi emergenti, non sempre prevedibili, determinati spesso da una età materna avanzata, sovrappeso, gemellarità, gravidanza da riproduzione assistita. Abbiamo bisogno di lavorare in strutture con adeguato volume di attività, in équipe abituate a stare insieme in ambienti ben conosciuti per ridurre al minimo i possibili errori. Occorre garantire equità nelle cure».
Temute soprattutto le complicanze fetali, le emorragie post parto (specie con parto cesareo); mentre è in calo l’asfissia alla nascita. Dalla relazione di ieri emerge che le situazioni di emergenza clinica al momento del travaglio sono rare ma richiedono elevate competenze tecniche e rapidità di gestione per l’elevato rischio di morte o danni permanenti al bimbo. «Ma
se in un piccolo ospedale come il nostro – ha chiesto Bini – c’è l’h24 ginecologico e di ostetricia, l’h24 di rianimazione e manca solo la copertura di una parte notturna del neonatologo pediatra, se quel problema viene risolto può essere data una deroga o no? ».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon