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Il pentito Femia sbarca ad Aemilia 

Il pentito Femia sbarca ad Aemilia 

Il pm ha depositato il verbale delle prime rivelazioni alla Dda. Emerse in aula le telefonate fra il collaboratore e Bolognino

REGGIO EMILIA. L’ennesimo pentito della ’ndrangheta emiliana irrompe nel processo Aemilia.
Il procuratore antimafia Marco Mescolini, ha depositato al processo in corso a Reggio il primo verbale delle dichiarazioni rese da Rocco Femia, il boss condannato all’esito dell’inchiesta Black Monkey (quella delle slot taroccate e delle minacce al giornalista Giovanni Tizian). È probabile che la Dda intenda seguire lo stesso metodo applicato con il pentito Giuseppe Giglio: prima il deposito del verbale d’interrogatorio (che non ha valore di prova), poi la testimonianza in aula che farebbe entrare le rivelazioni di Femia nel fascicolo del maxi processo.
Comunque sia, quest’atto formale salda due delle più gravi inchieste su metodi e infiltrazioni delle mafie in Emilia Romagna.
D’altra parte il nome di Femia e dei suoi famigliari era già emerso più volte ad Aemilia. E anche nell’ultima udienza nell’aula-bunker sono stati ripercorsi nuovi particolari dell’amicizia che lega Femia a Michele Bolognino, il capobastone al carcere duro, considerato il mandante nella provincia di Parma della ’ndrangheta emiliana, oltre il fornitore di manodopera (incluso il genero del superboss Nicolino Grande Aracri) alla Bianchini di San Felice. Dalla testimonianza del maresciallo Emidio D’Agostino (chiamato a confermare le rivelazioni del pentito, Giuseppe Giglio) sono emerse le telefonate intercettate dai carabinieri tra Femia e Bolognino, per l’affare di un ristorante da aprire in Romagna, a Punta Marina. Una frequentazione intensa: «Rocco vuole che ci sia lui...».
«I rapporti tra Femia e Michele Bolognino sono caratterizzati da un sostanziale reciproco rispetto», si legge in un’informativa articolata, trasmessa al pm antimafia Marco Mescolini. C’è un episodio su tutti, già approdato in tribunale, relativo a un’aggressione, che mette in luce i rapporti e la conoscenza tra i due. Bisogna tornare al 27 febbraio del 2012 quando un commerciante d'auto di Granarolo (Bologna) viene aggredito dal nipote di Femia per una presunta mancanza di rispetto verso un altro parente del capofamiglia Nicola. Il boss per mettere a posto le cose chiama Bolognino, al quale il commerciante
fa riferimento. Bolognino si mette quindi a disposizione per un incontro chiarificatore. Ma il nipote di Femia non aspetta l'incontro e aggredisce il commerciante. Bolognino si sente con Nicola Femia a cui dice di non aver agito sul giovane per rispetto dello zio.
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