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Oncologia, nuova scoperta della scienziata reggiana  

Patrizia Paterlini, che lavora a Parigi, ha messo a punto un test all’avanguardia.  La ricerca è illustrata nel libro “Uccidere il cancro” pubblicato da Mondadori 

REGGIO EMILIA. Patrizia Paterlini, oncologa di origine reggiana emigrata in Francia per affetti e per lavoro, ha raccolto in un libro alcune delle sue straordinarie esperienze scientifiche incentrate sulla lotta contro il cancro.

Un volume, intitolato appunto “Uccidere il cancro”, che ha firmato insieme al professor Christian Brèchot che è stato suo “maestro” prima di diventarne il marito. Ora vive a Parigi ma è reggiana doc e a Modena si è laureata sotto la guida del professor Mario Coppo.

Ha insegnato all’Aquila e a Bologna prima di diventare ricercatrice oltr’Alpe e quindi docente di biologia cellulare e molecolare alla Università Paris-Descartes. Lungo questo percorso ha imboccato proprio la strada dello studio preventivo delle patologie oncologiche che ora si possono individuare con largo anticipo grazie ad un test da lei ideato che consente di scoprire cellule tumorali nel sangue prima che si evidenzino attraverso metastasi.

Di recente l’analisi proposta dalla Paterlini e titolata Iset (Isolation by Size of Tumor Cells) è servita ad un clinico di Nizza per individuare cinque pazienti a rischio anche se affetti da semplice broncopatia, prima cioè che nei polmoni diventasse visibile il cancro.

La sua passione per ciò che sta facendo – racconta – non la lascia dormire più di due tre ore a notte perché trova sempre nuove strade da percorrere. Ora ha messo a punto una macchina che attraverso l’analisi di un prelievo di sangue svela i pericoli di tumore e adesso sogna di arrivare ad individuare addirittura in anticipo qual è l’organo che potrebbe ammalarsi. Ha già ricevuto numerosi premi e riconoscimenti a livello internazionale e ciò, anziché consentirle di godere dei risultati, la stimola ulteriormente.

Nell’ultimo libro che ha dato alle stampe, edito da Mondadori, documenta il cammino percorso, l‘episodio che la spinse emotivamente ad intraprendere questo cammino, le difficoltà incontrate, le prospetti che si profilano, le speranze appunto di debellare il cancro anticipandone l’esplosione. Adesso è solo parzialmente a contatto con i pazienti ma non smette di dedicarsi a loro, soffrendo quando si accorge di aver perso la sfida.

La sua scoperta trova purtroppo scarsa accoglienza perché il test andrebbe ripetuto semestralmente: attualmente costa 468 euro e non è rimborsabile. Se fosse invece adottata su larga scala dal sistema di assistenza sanitaria potrebbe salvare tante vite. Lei comunque ci crede e non smette di impegnarsi. «Lavoriamo

perché il test ci aiuti a trovare subito l’organo da sorvegliare e da curare. Risparmieremmo tanto tempo prezioso perché le prime cellule tumorali sono sentinelle in grado di dare l’allarme quando la minaccia è ancora lontana e si fa in tempo a sventarla». (l.v.)
 

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