Quotidiani locali

La forza per reggere il banco

Reggio Emilia, un futuro che non ha ancora segnali decifrabili

È un futuro pieno di interrogativi quello che Reggio Emilia si trova davanti e in più di un caso le risposte, al momento, non si possono nemmeno immaginare. Martedì si è svolta la protesta di dipendenti e soci sovventori di Unieco che si sono visti portare via in un attimo chi il posto di lavoro, chi i risparmi, chi tutti e due. In sostanza, persone che hanno perduto le certezze.

Alle loro spalle, migliaia di altri reggiani negli ultimi anni hanno vissuto lo stesso trauma sotto le sigle di varie cooperative. Interessante il fatto che alla manifestazione di martedì abbia aderito anche il Pd, cioè il partito che fra divisioni e cambi di nome rappresenta pur sempre l’eredità della sinistra che ha fatto della cooperazione il proprio modello economico con al centro la persona e non il profitto. L’alternativa al capitalismo.

Adesso il Pd si trova nella singolare situazione di dover difendere la forza-lavoro e la forza-risparmio dai danni causati dal sistema economico portato per decenni come fiore all’occhiello ed esempio etico. Situazione imbarazzante, oltre che difficilissima.

Ma c’è una situazione ancora più difficile da affrontare rispetto al doveroso impegno a dragare soldi per salvare quel poco di salvabile: qual è la nuova proposta economica, morale e anzitutto politica da offrire? È ancora vero che il capitalismo non è l’unica soluzione?

Sarebbe facile, anche alla luce di tutta una serie di crisi che hanno coinvolto imprese reggiane negli ultimi tempi, dire che se la cooperazione sta male il capitalismo non sta meglio, ma è un ragionamento che non porta da nessuna parte, sempre ammesso che si riesca ancora a porre una chiara linea di confine (e vale per il mondo intero, non solo per Reggio) fra impresa e finanza.

Le situazioni anomale si incontrano a tutti i livelli, a cominciare dal fatto che un ministro del lavoro su cui si sono concentrati gli strali dell’universo sindacale abbia come elemento di punta del proprio curriculum la presidenza di Legacoop. Nei tempi in cui tutto era più semplice e chiaro, i sindacati se la prendevano con i falchi di Confindustria, non con i cooperatori. Nei tempi in cui tutto era più semplice, si capiva anche chi era di sinistra, chi era di sinistra ma un po’ meno e chi un po’ di più. E le scelte economiche erano alcuni fra gli snodi chiave per attribuire i punti in queste pagelle della sinistra.

Adesso capire è più difficile. La spaccatura del Pd rende oggettivamente complessa la lettura del quadro politico, anche nella sola Reggio Emilia, considerando che prima di una qualsiasi prova elettorale è impossibile immaginare quale reale peso, in termini di voti, stia dietro il banale spostamento personale di un certo numero di assessori, consiglieri, rappresentanti. La percezione è che all’interno del dibattito abbia interessato di più il futuro delle feste dell’Unità, in bilico fra renziani e antirenziani.

Alla caduta del baluardo cooperativo non fa riscontro, per ora, una proposta chiara, al di là dell’impegno a cercare un salvagente. Le partite da giocare sono parecchie, e i giocatori sempre più trasversali. Il 36% di votanti alle ultime regionali sembrava fantascienza fino al giorno prima. L’epoca in cui era logico ritrovare in un partito la risposta alle domande fondanti della società è alle spalle; volendo limitarsi al mondo della sinistra, le proposte politiche si trovano sempre più anche nel sindacato,

nell’associazionismo e, perché no, nella Chiesa, come dimostra lo scalpore suscitato dalla presa di posizione del vescovo Camisasca sulla crisi di Unieco. Il rimescolamento di carte è generale, e non è chiaro chi abbia la forza per reggere il banco.

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista