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Delitto del Ghiardo, il fratello: «Non ho ucciso con premeditazione»  

Bibbiano: Major Singh indica l’arma vista da un testimone, che a distanza di un anno viene trovata sotto il letto

BIBBIANO. Una storia familiare tremenda che si gioca su due armi. «Non ho premeditato l’omicidio, ho agito d’impulso. E l’arma che mi ha visto costruire il testimone nell’azienda agricola non c’entra con il delitto, perché è ancora sotto il mio letto. Quella con cui ho ucciso l’hanno trovata subito i carabinieri».

L’ha sostenuto in un recente interrogatorio di due ore – affiancato dall’avvocato difensore Federico De Belvis – il garzone indiano 38enne Major Singh che, poco meno di un anno fa, ha ucciso il fratello 42enne Lakhvir per il rancore covato dopo aver pian piano scoperto – a suo dire – di essere stato gabbato da lui e dal padre relativamente ad alcuni investimenti in terreni fatti in India. Il delitto avvenne nell’abitazione di via Madonna di Gavasseto 1, al Ghiardo di Bibbiano, e da allora la casa dell’orrore è sotto sequestro.

Proprio in quella casa, e precisamente sotto il letto del 38enne, gli inquirenti hanno effettivamente trovato, di recente, l’arma (un tubo metallico di circa un metro con annesso un morsetto che stringe una lama di una ventina di centimetri) indicata dal garzone nell’interrogatorio. Un testimone aveva visto Singh costruire un’arma nei giorni precedenti il delitto; da qui l’aggravante della premeditazione contestata fin dal primo momento dal pm Giulia Stignani, che ha coordinato le indagini dei carabinieri.

Ora il garzone dice d’aver fatto fuori il fratello al culmine di un litigio, come terribile gesto d’impeto dopo l’ennesimo duro confronto sull’entità degli investimenti fatti negli anni. E, soprattutto, l’imputato rimarca che non usò l’arma indicata dal testimone, ma una simile (cioè quella sporca di sangue, subito sequestrata dai carabinieri ) e contesta la premeditazione («Non mi sono organizzato per uccidere, ho agito d’impeto, di rabbia»).

Una differenza non da poco sul piano giudiziario, perché l’omicidio premeditato contestatogli può significare per lui la condanna all’ergastolo. Nel caso, invece, che cada la premeditazione, la condanna può essere meno pesante nel processo ormai alle porte (oggi si terrà l’udienza preliminare), anche se rimane intatta l’altra aggravante: aver ucciso il fratello.

Dal giorno del delitto il garzone è in carcere, e il movente è rimasto sempre lo stesso. Major, sin dal momento dell’arresto – venne interrogato in ospedale, perché aveva cercato di suicidarsi bevendo del disinfettante – ha detto che da tredici anni spediva in India parte del suo stipendio (circa 500 euro) come dipendente di un’azienda agricola del Ghiardo, e la stessa cosa faceva il fratello Lakhvir, con l’obiettivo di comprare dei terreni su cui si poteva costruire e che col tempo sarebbero aumentati di valore.

A quel punto i terreni potevano essere venduti per comprarne poi dei nuovi. Gli acquirenti – sempre secondo il racconto del 38enne – venivano trovati dal padre, e i soldi ricavati venivano divisi fra i due fratelli. Ma qualcosa insospettì Major: si sarebbe accorto che padre e fratello erano in combutta: non gli raccontavano la verità su quelle vendite, rifilandogli cifre più basse. Nel marzo 2016, tramite un amico, il garzone avrebbe scoperto che l’ultimo terreno era stato venduto per 120mila euro, e non per la metà, come gli era stato detto. E aveva anche scoperto che il fratello stava comprando una casa in Inghilterra.

Da qui la deduzione che si era fatto non pochi soldi con quel “giochetto” a sue spese. E il padre, con cui non ha un feeling, avrebbe “coperto” le mosse di Lakhvir. La situazione precipita il 25 aprile scorso, all’arrivo del fratello dalla Gran Bretagna. A cena, Major sostiene di aver chiesto dei soldi al fratello maggiore, che gli avrebbe risposto con un secco “no” e con delle offese, mentre il padre rimaneva muto.

Verso l’una di notte il garzone dice di essere entrato armato nella stanza del fratello per chiedergli per l’ennesima volta i soldi, e dopo un altro “no” l’aggredisce: una lotta in cui Lakhvir cerca di disarmare Major, ma finisce per soccombere per

i violenti colpi alla testa subiti. Gli inquirenti sono invece convinti che il fratello minore, dopo aver accumulato tanto odio e rancore, sia entrato nella stanza da letto per uccidere, colpendo Lakhvir nel sonno con l’arma preparata nei giorni precedenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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