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M5S contro L’Ovile: “Negato aiuto a donna che voleva abortire”  

Interrogazione del consigliere regionale Sassi. La replica della cooperativa: «È falso. Abbiamo sempre garantito l’assistenza»

REGGIO EMILIA. Finisce in Regione con un’interrogazione del M5S, il presunto caso di una giovane nigeriana richiedente asilo intenzionata ad abortire a cui la cooperativa L’Ovile avrebbe negato l’assistenza non condividendo eticamente tale scelta. Un’accusa che il presidente della coop reggiana Valerio Maramotti smentisce sostenendo che «già in passato a donne richiedenti asilo che hanno espresso la volontà di interrompere la gravidanza è stata assicurata l’assistenza necessaria».

A presentare un’interrogazione alla Regione, chiedendo di fare luce sulla vicenda sono stati il consigliere regionale del M5S Gianluca Sassi e la capogruppo in Regione Raffaella Sensoli, che chiedono anche alla Regione di «stilare un quadro degli obblighi che le strutture e le cooperative impegnate nell'accoglienza devono rispettare». La vicenda parte, ci ha spiegato Gianluca Sassi, «dalla segnalazione di un’addetta del sistema sanitario. E’ una professionista seria, perciò sono tranquillo e inoltre si è resa disponibile a parlare con le autorità se sarà necessario». Anche di fronte alla smentita del presidente della cooperativa L’Ovile, il consigliere Sassi si è detto non intenzionato a ritirare l’interrogazione. «L’abbiamo fatta - sostiene - per stimolare una verifica sull’accaduto». Per poi aggiungere: «Ci può stare che la dirigenza della cooperativa non sia a conoscenza del lavoro quotidiano di tutti gli addetti, così come posso comprendere che un’addetta della cooperativa possa aver preso un’iniziativa che non le competeva. Sono errori che possono accadere e non vogliamo condannare la cooperativa, ma è bene che si sappia che certe scelte sono una prerogativa del personale sanitario e non di quello delle cooperative».

Secca la replica del presidente Maramotti: «L’episodio a cui fa riferimento il consigliere Sassi non mi risulta e non comprendo a cosa faccia riferimento, né quali siano i responsabili della cooperativa che stando a Sassi avrebbero confermato la mancanza di assistenza per motivi etici». Che poi aggiunge: «Di una cosa però sono certo, indipendentemente dalle convinzioni personali di responsabili e operatori della cooperativa l’assistenza sanitaria, anche in caso di aborto è sempre stata assicurata e continuerà a esserlo, nel rispetto delle norme di accoglienza e di solidarietà umana che vanno oltre qualsiasi distinguo».

La vicenda non è chiusa e dalla Regione arriverà una risposta scritta all’interrogazione nella quale i due consiglieri pentastellati, facendo riferimento alla cooperativa che si occupa di migranti e gestisce l'Ufficio stranieri del distretto di Castelnovo Monti, scrivono: «Nell'ospedale di Reggio una giovane nigeriana pochi giorni fa si è rivolta all'ufficio stranieri della struttura sanitaria per essere inserita nella lista d'attesa per un'interruzione volontaria di gravidanza. Il personale, vedendola spaesata avrebbe contattato la cooperativa responsabile dell'accoglienza per segnalare la necessità di una mediazione linguistica». «Dalla cooperativa- si continua - sarebbe arrivata una risposta sorprendente: non accompagna le donne che intendono interrompere la gravidanza perché non condivide la scelta e quindi

le lascia gestire la situazione da sole». I consiglieri nel caso in cui la situazione fosse confermata, chiedono se la Regione intenda «richiamare la struttura a una leale collaborazione con il sistema pubblico, anche rispetto al processo a monte dell'interruzione volontaria di gravidanza».

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