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la domenica

Politici e politica nella porta girevole

L'editoriale del direttore, Stefano Scansani, sul tracollo Unieco e sulla crisi della cooperazione edile

“Tutti dovremmo (pre)occuparci del futuro, perché là dobbiamo passare il resto della nostra vita”.
Charles Frankling Kettering

REGGIO EMILIA. Bella frase, vero? Come un sigillo accompagna la homepage della fu Unieco, morta alle 10.46 di mercoledì scorso. Per ironia della sorte l’americano Kettering fu l’inventore del motorino dei registratori di cassa e di quello d’avviamento delle auto che prima partivano con la manovella, e infine del frigorifero. Non so perché la frase sia piaciuta ai cooperatori reggiani, ma di certo oggi rappresenta il necrologio del glorioso e ultracentenario colosso nazionale delle costruzioni. Finito ingloriosamente.

La fine di Unieco, il cda annuncia la resa all'assemblea dei soci REGGIO EMILIA. Ore 10.46, al circolo Arci Pigal di Reggio Emilia, dove è stata convocata l'assemblea dei soci di Unieco, viene sancita la fine della lunga storia della cooperativa di costruzioni. L'ex colosso dell'edilizia ha accumulato oltre 600 milioni di euro di debiti. LEGGI L'ARTICOLO

Unieco, come tante altre cooperative, dove i reggiani erano o sono dipendenti oppure soci lavoratori e risparmiatori e viceversa o tutt’insieme, è tetta, cassaforte, bandiera economico-sociale del territorio. Svuotata, stecchita, finita. È stata anche una porta girevole.

Certo, il mondo della cooperazione delle costruzioni è stato anche la porta girevole attraverso la quale i vertici della cooperazione sono passati nelle stanze della politica; oppure i politici si sono posizionati ai vertici del mondo della cooperazione. O meglio cooperatori e politici si sono sovrapposti, fusi e confusi.

Non avrebbe senso cronistico questa riflessione se appena cinque giorni fa non si fosse polverizzata Unieco, se appena sei giorni fa la Gazzetta non si fosse occupata di altri patatrac delle coop dell’edilizia con un debito totale pari a 1,5 miliardi di euro (secondo la vecchia sensibilità si tratta di 3.000 miliardi di lire, così ci capiamo).

Chiusura di Unieco, il commento amareggiato del sindaco Malavasi REGGIO EMILIA. La morte di Unieco riguarda centinaia di persone. Anche chi, di professione, fa il sindaco. Era presente Lucio Malavasi ma non in veste di primo cittadino di Rio Saliceto. Lui infatti, per 30 anni, in quella coop ci ha lavorato. Ecco il suo commento prima dell'assemblea.


SPARITI. Non avrebbe senso questa riflessione se la politica e i politici in un momento tanto drammatico e incognito si fossero fatti vivi. E con loro la madre Legacoop. Da loro non una dichiarazione, nessuna telefonata, niente singhiozzi. Tutte o quasi le opposizioni sono intervenute. Il centrosinistra e la sinistra governanti no. Spariti.
Eppure la politica e i politici da questa tetta hanno tratto seggiole, energie, vantaggi, sponsorizzazioni e un andirivieni sicuro attraverso la porta girevole che qui nel Reggiano vortica piacevolmente. Spariti. O forse incastrati nella porta girevole.

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RELAZIONI PARTICOLARI. Tito Menzani, docente di Storia economica e Storia dell’impresa all’Università di Bologna giovedì sulla Gazzetta ha rilasciato un’intervista al nostro Evaristo Sparvieri. Questo è il pensiero del professore: “L’idea che le cooperative abbiamo un rapporto forte con la politica è molto radicata. Ma non è così e non è questo il punto. Tutte le imprese, soprattutto se grandi, hanno un rapporto con la politica. Ci sono imprenditori che dialogano con i politici e politici che dialogano con gli imprenditori. Spesso si tratta di relazioni utili, virtuose e non fraudolente. In questo schema ci sono anche le cooperative. Non sono un’eccezione”.
Contraddico lo specialista. Perché, a differenza del mondo dell’impresa privata, il politico e la politica nell’universo della cooperazione non solo dialogano, ma abitano e ogni tanto comandano.

NELLA FUCINA. Il collega Enrico Lorenzo Tidona sulla Gazzetta di mercoledì affrontando i casi di Unieco, Coopsette, Cmr e Orion ha tirato queste somme: “La logica, poi, secondo la quale un buon sindaco e un buon politico dovevano per forza essere anche un buon manager una volta messi ai vertici delle aziende, non ha generato sempre i frutti sperati.

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Queste quattro cooperative sono state la fucina della classe dirigente locale, ma soprattutto hanno visto al comando uomini di partito passati dagli enti locali alla scrivania”.

DOMANDE. Di là e di qua, di qua e di là per occupazioni di potere, certezze di stipendi, collocazioni d’attesa, riconoscimenti di dedizione. Ma perché mai i politici dovrebbero avere in automatico le competenze necessarie per amministrare una cooperativa? Chi gliele attribuisce? E poi, un amministratore espresso dalla politica che guida una coop per dieci o vent’anni a chi risponde? Tutto questo tempo d’investitura quanto garantisce l’adeguatezza del feudatario? Ecco, la politica dovrebbe rispondere a queste domande.
Ma non per una messa in stato d’accusa giornalistica. Piuttosto per un esame di coscienza sull’efficacia di questo sistema feudale nella contemporaneità.

RISCHI MORTALI. Il professor Menzani giovedì aveva elencato i rischi mortali interni alle coop: “L’infeudamento delle figure apicali, nel senso che il presidente non è una carica a vita, la cortocircuitazione della governance con una sovrapposizione fra manager e consiglio d’amministrazione, una disaffezione dei soci, un mancato investimento sul capitale umano, l’incapacità di innovare, l’impreparazione a gestire il ricambio generazionale”.

Crac Unieco, il consiglio: "Il nostro fallimento appartiene al passato" REGGIO EMILIA I "dissidenti" che nel 2015 hanno preso le redini della cooperativa guidata per 21 anni del presidenti Mauro Casoli, respingono al mittente le accuse sulle responsabilità che hanno portato alla liquidazione coatta dell'azienda reggianaLEGGI L'ARTICOLO

FEUDATARI. Ultima domanda: chi sono i feudatari, cioè: sono i capi delle coop che dipendono dalla politica o la politica che dipende dalla cooperazione?
Il fatto che nessuno del centrosinistra e della sinistra governanti, dei sindacati dei lavoratori e di Legacoop abbia fatto le corse e abbia sgomitato per dire la sua sulla morte di Unieco la dice lunga sulle responsabilità della politica di quaggiù. Silenzio.

La resa di Unieco, Ivan Lusetti spiega le cause della fine del colosso cooperativo REGGIO EMILIA. Ivan Lusetti, storico cooperatore reggiano, presente al cda che ha sancito la fine di Unieco nelle vesti di membro di Legacoop, spiega la fine del colosso cooperativo delle costruzioni a margine dell'assemblea dei soci che si è svolta al Pigal. LEGGI L'ARTICOLO

TRAMONTO. È il tramonto del beneamato modello reggiano, quello vecchio. Da anni minato (davvero a sua insaputa?) dalla distruzione del sistema-partito e stramazzato con la crisi dell’economia.
Bisogna dirlo ai cittadini-elettori-cooperatori-risparmiatori, anche nella cattiva sorte.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it

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