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Ai domiciliari, ma poteva uscire coi cani 

Castellarano: ora il tribunale glielo vieta, prima il giudice gli aveva concesso la possibilità di passeggiare con gli animali

CASTELLARANO. Dopo essersi reso protagonista assieme a due figli di una brutale aggressione ai danni di un debitore, che venne bastonato e frustato a sangue il 3 dicembre scorso, era finito agli arresti domiciliari. Poi, su richiesta dell’avvocato difensore, il calabrese 55enne Rocco Scarfone, residente a Castellarano, aveva ottenuto il permesso di poter uscire di casa per portare fuori i suoi cani a fare i bisogni ogni volta che fosse necessario.
Una decisione, quella del gip Giovanni Ghini, che non ha trovato d’accordo il pm Valentina Salvi, anche alla luce della gravità dell’aggressione commessa dall’uomo e dai suoi figli. Pertanto il magistrato ha fatto ricorso, lamentando la genericità dell’ordinanza del giudice.
Il tribunale del Riesame di Bologna, presidente Rocco Criscuolo, ha dato ragione al pm Salvi e ha revocato il permesso.
Per i giudici bolognesi i cani possono tranquillamente essere portati fuori dai familiari dell’indagato, amici o parenti.
Il permesso di uscire di casa con i cani era stato accordato dal giudice reggiano il 23 dicembre, mentre in sede di udienza di convalida dell’arresto lo stesso gip aveva disposto i domiciliari con divieto di comunicazione. Su richiesta del difensore il giudice Ghini aveva poi accordato la libertà di uscire dall’abitazione: bastava avvisare ogni volta la polizia giudiziaria degli orari di uscita e di rientro.
L’aggressione che aveva portato all’arresto del 55enne e di due figli era avvenuta il 3 dicembre a Reggio. Gli Scarfone avevano dato appuntamento a un 23enne, che doveva loro mille euro (a fronte di un prestito di 700), nel piazzale di un distributore di benzina di Fogliano.
I tre si erano presentati armati di bastoni e di un nerbo di bue e appena era arrivato il debitore si erano avventati su di lui come furie, dopo avergli bloccato ogni vita di fuga. Il reggiano si era presentato con due amici, che appena avevano visto la malaparata erano scappati a gambe levate.
Il 23enne dopo essere stato picchiato a sangue era stato anche rapinato del portafogli, del cellulare e delle chiavi dell’auto. E forse avrebbero preso anche quella, se non fossero intervenute le gazzelle dei carabinieri a interrompere la brutale aggressione. Alla vista dei militari i tre avevano subito tentato la fuga, senza però alcun successo.
Una volta bloccati i tre, gli uomini dell’Arma avevano trovato e sequestrato sulla vettura degli Scarfone il nerbo di bue usato per il pestaggio, ancora con le tracce di sangue, e le chiavi sottratte durante l’agguato, e li avevano arrestati con le accuse di concorso in rapina e lesioni personali
aggravate.
Nei giorni successivi alla convalida degli arresti il legale difensore aveva presentato una serie di richieste e il gip ne aveva accolte alcune, tra cui la libertà di portare fuori il cane. Una decisione che ora il Riesame di Bologna ha sconfessato.
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