Quotidiani locali

Di guardia al bidone di Poiatica

La domenica: l'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio sul tema della discussa discarica

Da due settimane la Gazzetta è tornata ad occuparsi della discarica di Poiatica. Si tratta di uno di quei temi per i quali appunto il giornale del territorio fa la guardia al bidone. Frase fatta, frase vecchia ma azzeccata, perché l’argomento è quello dei rifiuti, messo a fuoco dall’impegno giornalistico a raccontare il come e il perché della vicenda. Cioè, siamo dei rompiscatole. E se la questione è ambientale il nostro fronte diventa una prima linea.

La discarica di Poiatica, frazione di Carpineti, dal 1995 è un cimitero dei rifiuti in crescendo. Da ex cava in fregio al Secchia ha raccolto prima il pattume dei Comuni della zona, poi quello ordinario e speciale della provincia reggiana, quindi quello di competenza di Agac, quindi di Enia e infine di Iren.

E si sa, dove è attiva una struttura per lo stoccaggio e lo smaltimento di rifiuti nascono e crescono i malumori, le opposizioni e i comitati. È il caso di “Fermare la discarica di Poiatica” che pretende chiarimenti sui trasporti e i materiali trasportati, sui tempi e il tipo di morte dell’impianto.

La discarica di Poiatica vista dall'alto Nel 2014 il nostro fotografo Enrico Rossi ha sorvolato l'area della discarica a bordo di un elicottero del Corpo Forestale dello Stato. Ecco le immagini

Sta di fatto che cinque lotti sono stati completati, mentre il sesto individuato per un nuovo ampliamento, ha subìto l’alt fermi tutti.

Nel 2015 la Provincia ha deciso la conclusione del conferimento in attesa delle scelte della Regione. A sua volta la Regione deve confrontarsi con Iren sul da farsi: come chiudere, cioè tappare definitivamente la discarica. Metterci una pietra sopra, di terra oppure con un ultimativo strato di rifiuti? Non sono alternative di poco conto, perché la prima ha un costo e i secondi hanno un prezzo.

Nel frattempo la Regione ha chiesto (affidando ad Atersir la commissione) uno studio all’Università di Bologna che ha “fotografato” lo stato fisico, geologico, statico dell’impianto di Poiatica, per mettere nero su bianco quali sono i rischi. La ricerca ha ipotizzato “erosioni, infiltrazioni, cedimenti, frane, criticità legate al drenaggio delle acque superficiali e alla stabilità dei versanti, alla formazione di un lago effimero in occasione di eventi meteorici intensi”.

Discarica di Poiatica, la parola ai residenti Gli abitanti della zona chiedono che la discarica sia chiusa. Un pensionato racconta anche di alcuni camion che portavano rifiuti da fuori regione (video di Enrico Rossi)

Vado avanti. Perché la vicenda si italianizza. Lo studio universitario è stato pubblicato sul sito web della Gazzetta. Diversi amministratori locali che attendevano di ricevere in via diretta e formale il documento, lamentano di averlo invece letto sul nostro giornale.

La Gazzetta ha poi rivolto alcune domande a Iren, sulla qualità e quantità di rifiuti, sui conferimenti, su chi pagherà la messa in sicurezza di Poiatica. La compartecipata ha risposto affermando di avere costantemente ottemperato a tutte le prescrizioni e le indicazioni, e in piena trasparenza.

Chiudo qui la puntata tecnico-amministrativa, perché intendo tenere assolutamente separato l’altro versante, anche questo contemplabile nell’italianizzazione delle vicende. Proprio sulla discarica carpinetana la Direzione distrettuale antimafia di Bologna ha aperto un fascicolo, acquisendo atti già raccolti dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia. È ricorrente la supposizione che la Dda stia indagando sull’ipotesi di un traffico illecito di rifiuti. Non si sa se l’inchiesta sia scaturita da una notizia di reato, da un esposto, o semplicemente per competenza.

Su un altro fronte si è mossa anche la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Più sinteticamente Commissione Ecomafie. Il suo presidente Alessandro Bratti giovedì ha annunciato alla Gazzetta la sua intenzione di richiedere gli atti, scrivere a Procura antimafia e Regione, e programmare un sopralluogo a Poiatica.

C’è un passaggio nel comunicato stampa Iren pubblicato giovedì che sembra fare riferimento a questo versante: “In merito alla gestione dell’impianto, i risultati, già comunicati a suo tempo dagli enti preposti al controllo dell’area, hanno dato conto del rispetto delle previsioni autorizzative. Ad oggi Iren non ha ricevuto alcuna altra comunicazione ufficiale al riguardo”.

Per condensare: la nuova cronaca di Poiatica riguarda il suo sotto e il suo sopra. La pancia e la schiena. Cioè che cosa la discarica contiene in fondo in fondo, dall’inizio della sua storia. Come e con che cosa va tumulata per sempre. In questa fase l’opinione pubblica, per non ritrovarsi fuori gioco, ha – come minimo – il diritto di conoscere. Noi invece abbiamo – come rivendicazione massima - il dovere di informare (l’allarmismo è uno dei nostri professionali rifiuti).
s.scansani@gazzettadireggio.it
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