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"Non sono un contrabbandiere, aiutiamo i soldati al fronte in Ucraina"

Il negoziante si difende: «Quei soldi sono i miei risparmi e i fondi raccolti per i ragazzi in guerra» 

Reggio Emilia, "Io contrabbandiere? Ma che, aiuto i soldati in Ucraina" REGGIO EMILIA. Il titolare ucraino di un negozio di alimentari e prodotti tipici dell’Est Europa è finito nei guai per aver venduto sigarette estere. Gli inquirenti gli hanno mosso l’accusa di contrabbando di tabacchi lavorati. Ma lui si difende: "Con quei soldi aiuto i soldati che combattono in Ucraina per l'esercito, come mio figlio".

REGGIO EMILIA. Il commerciante Vasyl Polyvanyuk ieri mattina era molto scosso. La perquisizione nel negozio e a casa lo hanno turbato. «Non sono un contrabbandiere, pago le tasse qui, l’affitto, aiuto una scuola dove si insegna agli ucraini l’italiano. L’ho spiegato anche a chi è venuto qua e a casa mia».

Il commerciante, che è presidente dell’Associazione degli Ucraini in Italia, fornisce la sua versione su quanto gli viene contestato. Ma prima di tutto ci tiene a dire che nel suo negozio si raccolgono aiuti, alimenti e qualsiasi cosa possa servire a i soldati di Kiev, che sono impegnati in una sanguinosa guerra civile contro i ribelli filo-russi.

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«Mio figlio è maggiore dell’Esercito – dice l’uomo – noi che siamo a Reggio facciamo dei pacchi con alimenti, scarpe, ed altre cose per aiutare i nostri soldati, che vivono in una situazione terribile».

Mentre parla mostra alcune fotografie del figlio dal fronte ucraino, da solo o con altre persone.
L’attività di solidarietà è stata anche riconosciuta dal suo Paese e per dimostrarlo l’uomo ci mostra un foglio, però in caratteri cirillici, dove leggiamo solo “Reggio Emilia”.

Il commerciante risponde ai rilievi che gli sono stati mossi. «I soldi sequestrati a casa mia sono i risparmi, con i quali voglio comprarmi una casa in Ucraina».

Più difficile invece giustificare le sigarette. «Non sono di contrabbando – dice il commerciante 59enne – ma sono portate legalmente in Italia dagli ucraini che attraversano la frontiera».
Però, ammette, la vendita nel negozio non è ammessa.

«Mi dispiace che qualcuno pensi che sono un contrabbandiere perché avevo qualche pacchetto di sigarette estere». (j.d.p.)

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