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Matteo Sassi: «Abolire tutto il Jobs Act»  

Reggio Emilia, il vicesindaco (Mdp) detta l’agenda della sinistra: «Mettiamo di nuovo al centro la dignità del lavoro».

REGGIO EMILIA. «La sinistra deve ripartire da qui: dalla centralità della dignità del lavoro per un futuro prospero e pacifico per tutti. Per questo dobbiamo abolire non solo i voucher ma l'intero impianto del cosiddetto Jobs Act». Così il vice sindaco Matteo Sassi che recentemente ha aderito al Movimento Democratico e Progressista e stasera interverrà all'iniziativa sui temi legati al lavoro organizzata al Pigal dall’Associazione Reggio Diritti e Libertà.

«Mentre il Governo continua a latitare nel fissare la data dei prossimi referendum sul lavoro - dice Sassi - abbiamo il dovere di parlare della civiltà del lavoro. E' infatti esistito un tempo, sino a qualche decennio fa, in cui il lavoro rappresentava il cardine della vita politica e sociale di ciascuna persona. Erano gli anni dello sviluppo dell'Italia industriale, della modernizzazione culturale del Paese che ha consentito, per la prima volta nella storia, ad una generazione di donne di avere l'opportunità di entrare liberamente nel mercato del lavoro e ottenere così un'autonomia sociale».

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E se è vero che di lavoro si parla «la sinistra - spiega il vice sindaco - deve discutere sì di lavoro ma non solo in termini di rigidità e flessibilità dei contratti; questo è un dibattito che ci ha costretto, almeno negli ultimi quindici anni, a giocare la partita nel campo della destra e del pensiero liberista. Dobbiamo recuperare un'identità del lavoro quale strumento insostituibile per accedere alla piena dignità sociale dell'uomo e della donna. Senza il lavoro non può esserci né autonomia personale né libertà. Deve dunque preoccuparci molto la cronica scarsità di lavoro che l'onda lunga della crisi economica ha portato con sé dal biennio 2007-2009 in poi. Perché lo Stato sociale, e la società del benessere, declinano con la stessa rapidità con la quale crescono i numeri di inoccupati o disoccupati».

«Ritengo sia questa - continua Sassi - la ragione del processo di consunzione democratica in corso che vede nell'intolleranza, nelle contrapposizioni tra gruppi socio-culturali e nella disaffezione verso le istituzioni democratiche i fenomeni più preoccupanti quanto diffusi. Possiamo dire che l'impoverimento materiale di larghe fasce della popolazione sta portando con sé un declino democratico di vasta portata storica e culturale. A ben vedere è l’Occidente a veder svanire il proprio ruolo nell'affermazione storica dei diritti di cittadinanza e, anche per questo, a cercare nuove identità. Il fatto che questa ricerca sia condotta da movimenti nazionalisti che non esitano ad appellarsi alle pagine più tragiche del Novecento per trovare risposte alle sfide attuali dovrebbe allarmare non solo la sinistra, ma tutti coloro che hanno a cuore i diritti costituzionalmente garantiti».

«Pensare - concluse Sassi - che vi sia stato chi abbia ridotto il lavoro a merce povera e svalutata, che è possibile comprare in tabaccheria come fosse un pacchetto di caramelle, è avvilente. Non vedere come il lavoro rappresenti un architrave capace di valorizzare i più meritevoli quanto di aiutare chi è in difficoltà è una grave miopia politica che può condurre le comunità sociali alla rovina».

 

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