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Reggio Emilia, vendevano moto d'epoca ma era una truffa

Le indagini dei carabinieri sono partite a seguito della denuncia presentata da un operaio 28enne reggiano che aveva acquistato su un noto sito internet di annunci una Vespa Primavera 125 del 1975

MONTECCHIO EMILIA. L’inserzionista curava la pubblicazione degli annunci esca su noti siti internet, il telefonista portava avanti la trattativa e la cassiera, intestataria della postepay dove finivano i soldi, incassava i soldi delle “vendite fantasma” di moto d’epoca inesistenti.

In questo modo il terzetto di truffatori dalla provincia di Foggia ha raggirato anche un reggiano che ha risposto all’annuncio per la vendita di un motociclo d’epoca, una Vespa Primavera 125 della piaggio risalente al 1975, che ha pagato circa 2.000 versando l’intero corrispettivo senza però vedersi consegnare il motociclo.

Per questo i carabinieri della stazione di Montecchio Emilia, a cui l'operaio reggiano ha sporto denuncia, a conclusione di mirate indagini telematiche, hanno denunciato per concorso in truffa alla procura reggiana due uomini ed una donna abitanti a Cerignola, in provincia di Foggia.

Si tratta di un 20enne risultato l’autore dell’inserzione, una 36enne intestataria della postepay dove sono finiti i soldi e il 33enne che telefonicamente ha portato a termine la “vendita”. Le indagini sono partite a seguito della denuncia presentata da un operaio 28enne reggiano che aveva acquistato su un noto sito internet di annunci una Vespa Primavera 125 del 1975.

Dopo aver contattato telefonicamente l’utenza indicata nell’annuncio parlava con uomo riuscendo a concludere l’acquisto per l’importo di 1.815,00 euro che versava secondo quanto pattuito sulla postepay indicatagli dal venditore.

All’accredito dell’importo non è però corrisposta la consegna della moto d’epoca in quanto il venditore e i suoi complici sparivano nel nulla bidonando il malcapitato reggiano. Materializzato di essere rimasto vittima di una truffa l'uomo si presentava ai carabinieri di Montecchio Emilia formalizzando la denuncia per truffa.

Dopo una serie di riscontri tra l’account di posta elettronica, l’IP del computer utilizzato per l’annuncio trappola, la postepay dove erano stati versati i soldi e l’utenza telefonica con cui veniva

concordata la vendita i Carabinieri catalizzavano le attenzioni investigative sugli odierni indagati nei cui confronti venivano acquisiti incontrovertibili elementi di responsabilità in ordine al reato di truffa in concorso per la cui ipotesi di reato venivano denunciati.
 

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