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Mattarella: "Coesione, lavoro e valori. L'esempio di Reggio Emilia"

Incontro con il capo dello Stato sulla nostra città vista dal Quirinale. Consegnata la Gazzetta di Reggio con i messaggi dei cittadini per il 2017

REGGIO EMILIA. «Sa che cosa penso? Che l’esempio dato da Reggio è incoraggiante». Mancano venti minuti alla partenza per Casa Cervi, e Sergio Mattarella riflette sulla visita, il Tricolore, il nostro territorio. La conversazione si snoda dopo il caffè, in una sala della prefettura con la sua aura ducale, i bei restauri, e la mole della Ghiara che occhieggia al di là della finestra.

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Le poltrone sono in stile Ottocento, qualche eco del secolo precedente girovaga negli ambienti che furono degli Este. Il presidente della Repubblica ci tiene a precisare quel sollievo che Reggio Emilia gli suscita. Con lo stile tutto suo. Pacato, gentile, dichiaratamente partecipe. Mattarella enumera gli ingredienti della tenuta reggiana: coesione sociale, gente attiva, il senso del lavoro, il dinamismo, i valori e una forma di esuberanza fattiva, concreta. Cioè virtù preservate che sembrano sempre più diluirsi e restringersi nel Paese Italia.
Le stesse virtù che il capo dello Stato ha invocato nel discorso di fine d'anno, addizionate all'appello alla pacatezza, al ritorno alla misura delle parole e dei conflitti.

Quando gli dico che mostra di conoscere bene e puntualmente la nostra città, la nostra provincia e i loro caratteri, Mattarella sorride.

Pare confermare non soltanto che ha studiato in previsione di questa sua visita per il 220° anniversario del Tricolore, ma è informato. E per essere informato serve curiosità politica. La fa emergere chiara non appena spalanca la Gazzetta.

La speciale prima pagina della...
La speciale prima pagina della Gazzetta in onore del presidente Mattarella

Il motivo formale e anche protocollare dell'incontro con Mattarella ieri, in prefettura, era infatti la consegna-presentazione dell’edizione 7 gennaio 2017 del nostro giornale e della sua speciale sovraccoperta tricolore.
Tricolore come il paginone nel quale è stata contenuta la trentina di messaggi diretti al presidente.

I messaggi dei reggiani per il Capo...
I messaggi dei reggiani per il Capo dello Stato

Caro Presidente… Al nostro invito a scrivere hanno risposto lavoratori, imprenditori, sindacalisti, intellettuali, politici, commercianti, artigiani, cooperatori, agricoltori, studenti, insegnanti, amministratori (con l'ordine di disordinare le gerarchie). Questa è Reggio.

Mattarella allarga le braccia per dispiegare la Gazzetta e scorre i messaggi, legge le firme, capta i mestieri e le professioni: «Sa che questo sistema di comunicazione è davvero interessante? Leggerò tutto».
Ma poi gli viene un dubbio sacrosanto, che è quello del lettore comune. Sospetto legittimo. Il presidente domanda se abbiamo tagliato qualcosa.

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Scherza (ma non tanto): avete tolto qualcosa? Tutti sono civili, interessanti, propositivi...

Replico con la verità. Sì, abbiamo censurato soltanto gli Egregio Presidente, il Gentilissimo Capo dello Stato, e l'Onore straordinario, che già per la quadratura reggiana sono sovrabbondanti.

Per il resto, signor presidente, è tutto tale e quale. Noi dei giornali delle città e delle province siamo maggiormente sotto il controllo dei lettori, e ci piace. Parliamo di Reggio nell'Emilia che un tempo si chiamò anche Reggio di Lombardia.

Mattarella sa che la città oltre a preservare quelle attitudini sociali e quindi economiche che all'inizio aveva elencato, è posizionata, collocata strategicamente. Lui stesso immette la nostra città nella geografia centripeta della valle Padana prendendo ad esempio l'attrazione e il futuro (che è oggi) della stazione Mediopadana. Alta Velocità.

Il presidente riconosce che questa opportunità serve le zone settentrionali, come il Mantovano e il Cremonese e poi larga parte dell'Emilia centro-occidentale. Cioè dal Colle più alto - utilizzo un tratto del lessico giornalistico romano - il locomotore Reggio è osservato con attenzione.

L'affresco reggiano a questo punto è inevitabile. Inizia con il richiamo alla citazione mattutina del presidente, appassionata e a braccio all'intitolazione del teatro municipale al Romolo Valli, e procede con tutte le reggianità, i reggianismi, le reggianitudini che passano dalla primogenitura della bandiera alla maniera di pensare e lavorare da Guastalla al Ventasso, al significato della Resistenza dalla quale è nata non soltanto la Costituzione (associazione automatica) ma pure la più genuina interpretazione di patria (valore non automatico). Il riassunto della contemporaneità attraversa l'economia, non può non toccare il tema dell'infiltrazione mafiosa, della controffensiva combattentistica dei cittadini, il processo Aemilia.

Il presidente della Repubblica può essere provocato. Ci provo. Mentre la gente di là mobilita i cappotti e i cappelli e i corazzieri preparano la discesa in corso Garibaldi, raccordo il discorso televisivo del 31 dicembre con quello di ieri mattina al Valli.

Il filo conduttore è il ritrovamento della pacatezza, della pax verbale, del puntamento dell'impegno trasversale su due-tre obiettivi nazionali, comuni, ineluttabili: lavoro, regole, rispetto. La “musica” del Quirinale è dissonante da quella della politica proiettata nelle aule, esibita nei dibattiti in tivù e sui social. La risposta di Mattarella è disarmante: «La ringrazio, lei mi incoraggia».

Il capo del cerimoniale bussa alla porta. Sono le 15.45. Tutto è pronto per raggiungere Gattatico, Casa Cervi.
«Dunque ci rivediamo a maggio. Certo, tornerò per il quinto anniversario del terremoto». Mattarella ha già annotato l'impegno per un incontro con le comunità.

Raccolgo la Gazzetta rimasta sul tavolino fra le tazzine del caffè e faccio per consegnarla al consigliere per la stampa e la comunicazione Giovanni Grasso. «No, dia a me», dice il presidente: «Devo leggere».
 

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