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Illuminazione hi-tech nel duomo ristrutturato

Guastalla: l'ha realizzata da Daniele Canuti con tecnologie all'avanguardia. "Quando accendo le luci, tuttora non smetto di emozionarmi" 

GUASTALLA. Ha la patina affascinante di una storia di cinque secoli, ma oggi può vantare un sistema di illuminazione hi-tech. Il duomo di Guastalla, che domenica 2 ottobre riaprirà il portone dopo i restauri richiesti dal trascorrere del tempo (e anche dal sisma del 2012), sarà probabilmente la prima chiesa in Italia ad essere integralmente illuminata con led di ultima generazione.
 
Una tecnologia avanzatissima che regalerà all'edificio anche preziose scenografie. Un progetto ideato dal light designer Daniele Canuti, guastallese d'origine trapiantato a Bologna. «La Curia, con grande fiducia e lungimiranza, ha accettato questa sfida e il risultato ci ha dato ragione», spiega Canuti, che in questi mesi ha spesso spento il pc zeppo di grafici e calcoli complicatissimi per seguire il cantiere al fianco degli architetti e degli installatori. Lo incontriamo in una pausa dell'ennesima verifica “sul campo”. 
 
Come è iniziata la sua collaborazione a questo progetto?
«E' partito tutto un paio di anni fa da un incontro organizzato a Guastalla per presentare alcune ricerche storico-artistiche sul duomo. Qui ho conosciuto l'architetto Mauro Severi, curatore dei lavori di restauro, e abbiamo concordato di discutere il progetto illuminotecnico, per verificare se le mie idee fossero compatibili con le sue».
 
Quali sono state le maggiori difficoltà di progettazione?
«Tutte le architetture storiche e le opere d'arte in genere vanno illuminate con il massimo rispetto, sia per evitare il danno che la luce può arrecare ai materiali fotosensibili, sia per una fedele lettura degli spazi e delle opere. In un luogo di culto però bisogna tenere conto di un'altra componente, non meno importante: il rispetto e la valorizzazione del luogo religioso. Ma le difficoltà sono state per me estremamente stimolanti per la ricerca di soluzioni innovative. Certo, conciliare le legittime ma a volte divergenti esigenze della Curia, della Cei, della Sovrintendenza, del Comitato per il restauro del duomo, dello Studio Severi e dell'installatore non è stato sempre facile».
 
Cosa c'è di innovativo nella tecnologia di illuminazione del duomo? 
«Fino ad oggi le chiese sono state illuminate in maniera piuttosto ripetitiva e convenzionale, con scarsa attenzione alle possibilità tecnologiche e "scenografiche". La tecnologia che ho utilizzato è quella Led di ultima generazione, con assorbimenti di corrente ridotti del 80% rispetto a quella normalmente utilizzata, e costi di manutenzione drasticamente tagliati, grazie al tempo di vita medio di circa 50.000 ore. Teniamo presente che in contesti come questi, con posizioni di installazione anche a 15 metri di altezza, le difficoltà e i relativi costi di manutenzione non sono trascurabili. Sono salito diverse volte all'altezza del cupolone, e conto di non doverlo più rifare nei prossimi anni! I colori delle opere d'arte e delle superfici restaurate sono resi con la massima fedeltà, mentre l'assenza di emissioni ultraviolette e infrarosse ci garantisce che nessun danno venga arrecato ai materiali fotosensibili. Nel duomo di Guastalla ogni lampada ha un'intensità programmabile su aree specifiche. Il sistema digitale di controllo, oltre ad averci consentito di minimizzare i cavi distribuiti nella struttura, ci consente di memorizzare diversi scenari luminosi; per le diverse necessità liturgiche, ma anche per la fruizione turistica».
 
La tecnologia non è "visibile" al pubblico; cosa vedranno invece i fedeli, rispetto al "vecchio" duomo?
«La luce dovrebbe supportare e valorizzare il luogo di culto e le diverse situazioni liturgiche, enfatizzandone le valenze artistiche e simboliche. Volevo farlo limitando al minimo l’invasività delle lampade, che idealmente vorrei non vedere. La struttura architettonica, le opere d’arte, gli spazi, i volumi e le superfici decorate: questo è quello che vorrei vedere. Senza mai perdere di vista la funzionalità e la sicurezza di un luogo aperto al pubblico. Rispetto al vecchio duomo – prosegue Canuti – apprezzeranno molto meglio gli spazi e i dettagli artistici della struttura, molto poco visibili in passato».
 
Un lavoro molto complesso e difficile, sembra... 
«Sì, dietro c’è un gruppo tecnico competente appassionato e coeso, e il lavoro prezioso e meno visibile degli installatori,  del parroco don Alberto Nicelli e del comitato di restauro, che a dispetto dei danni causati dal tempo e dal terremoto hanno saputo restituire alla comunità un bene prezioso. Quando accendo le luci del duomo, anche dopo mesi di prove, non smetto di emozionarmi».
 
Daniele Canuti, titolare dello studio ArtecLightDesign, è di origini guastallesi, ma vive e lavora sulle colline bolognesi. 
 
Ama definirsi un «elettronico che ha applicato le sue competenze in ambito illuminotecnico», dove ha mediato pragmatismo tecnico e sensibilità artistica. Nel curriculum, importanti progetti in Italia e all’estero, sia in ambito architetturale – uno per tutti, il  Mondrian Hotel di Los Angeles in collaborazione con Philippe Starck –  che  commerciale, industriale, teatrale, televisivo: dal concerto di  Elton John a Cannes ai tour internazionali dell’Aida e di Bejart, a Eurodisney, a “Fantastico” per la Rai.
 
Coordinatore del gruppo R&D di un’azienda produttrice di apparecchi di illuminazione, ha tenuto conferenze a  Rimini, Londra, Nashville e Reno su progettazione e utilizzo di sistemi d’illuminazione creativa.
È stato docente per l’aggiornamento tecnico agli studenti del gruppo di scenografia dell'Accademia di belle arti di Urbino. Da anni cura l’illuminazione  in ambito industriale, con particolare attenzione alle soluzioni di  efficientamento energetico.
 

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