Quotidiani locali

Alessandro Calabrò racconta la sua passione per la cucina reggiana

L’attore di Correggio: «Un sogno nel cassetto? Imparare a fare la sfoglia per non perdere i piatti della nostra tradizione»

CORREGGIO. Legato a doppio filo alla tradizione enogastronomica nostrana, senza la quale «diventa difficile stare», soprattutto durante lunghe trasferte. L’attore correggese Alessandro Calabrò si trova spesso impegnato sul set lontano da casa, nelle capitali italiane del cinema, ma non per questo ha dimenticato i sapori di casa nostra che, anzi, vuole imparare a riproporre in prima persona realizzando un sogno nel cassetto che custodisce da anni, fra un ruolo davanti alla macchina da presa e l’altro: imparare a preparare una pasta sfoglia da re della tavola.

Qual è la pietanza della cucina reggiana che solletica di più le sue papille?

«Bisognerebbe fare un elenco lunghissimo: impossibile distinguere all’interno di una gamma che comprende tipicità buonissime e irrinunciabili dal punto di vista... esistenziale. Faccio prima a dire che cosa non mi piace. Dovendo scegliere, però, punto su un prodotto che adoro e che parla strettamente reggiano: l’erbazzone. Quando mi allontano dalla mia Correggio mi manca moltissimo e solo qui si può realizzare con quell’alchimia di ingredienti e tempi necessari ad ottenere un prodotto perfetto».

leggi anche:

Allora un preferito c’è...

«No, perché sul mio podio personale faccio salire anche i tortelli verdi e i cappelletti. Poi, lo gnocco fritto, le tigelle abbinate ai nostri salumi. E dove mettiamo i “biscottini” di maiale, così essenziali nella nostra cultura ma anche per il nostro buon umore? I ciccioli, con la loro fragranza, parlano di Reggio e allo stesso tempo sono un vero toccasana per la vita».

Quando si ritrova lontano da casa le capita mai di cucinare qualche piatto tipico reggiano?

«Le specialità reggiane che preparo più spesso quando mi trovo fuori dalla nostra provincia sono cotechino o zampone: sono i piatti più a portata di mano, ma ho un sogno nel cassetto per quanto riguarda la nostra tradizione enogastronomica».

Lo vuole svelare ai lettori della Gazzetta?

«Mi piacerebbe imparare a fare bene la pasta sfoglia e la pizza. Vorrei essere la versione al maschile della rezdora, controllando completamente la cucina, partendo proprio dal saper lavorare la sfoglia».

leggi anche:

Come mai?

«È un’arte, questa, che si sta perdendo, e se non verrà tramandata di generazione in generazione andrà dissolta una ricchezza. Sarebbe un vero peccato: per questo io guardo sempre ammirato chi sa lavorare questa pietanza basica ma fondamentale per fare tutti i primi della tradizione reggiana ed emiliana».

A casa sua, a Correggio, come si vivono a tavola le ricorrenze principali dell’anno?

«Ho la fortuna di avere una mamma che, in particolare a Natale, si cimenta nella preparazione di tortelli e cappelletti. Un vero privilegio: non tutte le madri, oggi, sanno preparare questi piatti fatti in casa. E un giorno spero di potere assimilare qualche trucco per potere riproporre, a mia volta, i segreti della buona tavola».

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista