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Annegata nell'Enza. La mamma di Andrea: "Ho tentato di rianimarla per 25 minuti"

Canossa: lo strazio della famiglia che si era riunita sul torrente per trascorrere un pomeriggio al fresco. Il cuginetto 15enne è stato salvato, niente da fare per la 24enne

CANOSSA (REGGIO EMILIA). «Ho tentato di rianimare mia figlia per 25 minuti, ma non c’è stato nulla da fare». Dopo ore e ore passate sotto il sole cocente, sconvolta nell’anima e nel fisico, sono le prime parole pronunciate da mamma Bruna Arpaja, che ha assistito impotente al decesso della figlia Andrea Begliardi, la 24enne stroncata nel pieno della vita, annegata nelle acque dell'Enza dove si era tuffata venerdì pomeriggio per rinfrescarsi assieme al cugine. In quanto volontaria alla Croce r ...

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CANOSSA (REGGIO EMILIA). «Ho tentato di rianimare mia figlia per 25 minuti, ma non c’è stato nulla da fare». Dopo ore e ore passate sotto il sole cocente, sconvolta nell’anima e nel fisico, sono le prime parole pronunciate da mamma Bruna Arpaja, che ha assistito impotente al decesso della figlia Andrea Begliardi, la 24enne stroncata nel pieno della vita, annegata nelle acque dell'Enza dove si era tuffata venerdì pomeriggio per rinfrescarsi assieme al cugine. In quanto volontaria alla Croce rossa di Casina – dove passa almeno una giornata alla settimana, quella libera dal lavoro –, la madre conosce bene le tecniche di rianimazione. E ha cercato di metterle in pratica, con tutta la forza della disperazione, per quasi mezz’ora, prima di arrendersi alla dura realtà. 
 
 
Subito dopo l’accaduto, mentre sul posto accorrevano amici e conoscenti e l’altra figlia Serena piangeva a dirotto – «mi sono tuffata per salvare mio cugino e mia sorella, ma sono riuscita ad afferrare solo lui» –, senza riuscire a capacitarsi dell’accaduto, Bruna ha dimostrato una forza di coraggio eccezionale. E non ha mai voluto abbandonare il corpo di Andrea, rimanendo accanto al telo per quattro ore; i carabinieri hanno tentato invano di convincere la donna a spostarsi all’ombra, ma lei non ha voluto muoversi di lì. Il compagno di Serena le ha “prestato” la sua maglietta, coprendola dal sole che le ha bruciato la schiena; ha rischiato il colpo di calore, rimanendo sulle pietre incandescenti fino alle 19, quando il corpo di Andrea è stato spostato. Solo a quell’ora, tenuta per mano dal genero, ha accettato di risalire dal greto ricordando Andrea con poche, dolorose parole: «Era una ragazza stupenda, piena di interessi e di sogni. Sogni che sono stati tutti stroncati oggi», ha sussurrato «e ora vi prego lasciatemi andare, devo avvisare suo fratello, che è in America e non sa ancora nulla».
Canossa, annega a 24 anni nell'Enza davanti agli occhi della madre
 
La notizia della tragedia si è subito diffusa nella frazione del Bocco di Casina, dove la famiglia Begliardi, originaria di Roncocesi, vive da almeno una decina d’anni. Da quasi altrettanto tempo mamma Bruna lavora come aiuto cuoca al ristorante “La Riserva del Re” di Sarzano Le Braglie, a Casina. «Questa settimana Bruna era in ferie, aveva detto che non andava via perché aveva bisogno di riposarsi», afferma sconvolto il titolare Giovanni Ortolano. Il marito Giovanni, colpito da ictus anni fa, ha seri problemi di salute e proprio in seguito all’assistenza della Cri Bruna aveva cominciato a fare la volontaria (ieri, tra l’altro, era in servizio uno dei fratelli di Bruna). La coppia ha tre figli: Nicola, il maggiore, una trentina d’anni, fa il trasfertista e in questi giorni si trova a Detroit (Usa) a montare un macchinario; Serena, quella di mezzo; e Andrea, la minore.