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nondasola e la prevenzione

«L’educazione sentimentale deve iniziare dalle materne»

REGGIO EMILIA. Educazione sentimentale fin dalla più tenera età: così, secondo l’associazione Nondasola, si combattono lo stalking e la violenza di genere. Dall’inizio del prossimo anno scolastico,...

REGGIO EMILIA. Educazione sentimentale fin dalla più tenera età: così, secondo l’associazione Nondasola, si combattono lo stalking e la violenza di genere. Dall’inizio del prossimo anno scolastico, Nondasola approderà anche nelle materne, non direttamente con i bambini, bensì formando maestre e personale: «Al momento è importante che siano gli educatori a porsi nel modo corretto per approfondire alcuni concetti chiave: come relazione, essere maschi e femmine, affettività, differenza tra conflitto e violenza», spiega Alessandra Campani, responsabile formazione dell’associazione (che quest’anno spegne 20 candeline).

Peccato che, sottolinea la presidente di Nondasola Carmen Marini, l’educazione non sia «strutturale nel programma scolastico: è sempre un’attività soggetta alla buona volontà di un insegnante o di un preside».

La tanto decantata educazione di genere, insomma, è di là da venire, nonostante il tema sia citato nella “Buona Scuola” renziana. «Sì, pur con tutto il sostegno del territorio (a Reggio c’è attenzione su questi temi), la formazione rimane un percorso elitario e aleatorio: alcune scuole sì e altre no, alcune classi sì e altre no – rincara Campani – Il problema è che tutti ci riempiamo la bocca dei costi della violenza per la comunità (dalla sanità alla giustizia), ma di fatto la prevenzione viene lasciata alla lungimiranza individuale. Una settimana fa la ministra Boschi ha dichiarato che il governo vuole investire sulla prevenzione: siamo tutti d’accordo, ma poi ci vogliono stanziamenti e idee chiare su cosa sia la prevenzione. Su quali punti si vuole intervenire?».

Nondasola è impegnata tra i banchi reggiani dal lontano 1999 e in questo lasso di tempo ha contattato oltre 11mila ragazzi della scuola secondaria (medie e superiori, per lo più). «I ragazzi raccontano con molta naturalezza quelli che alle nostre orecchie suonano già come campanelli d’allarme: la gelosia, il controllo del cellulare, l’impedire alla ragazza di uscire – spiega Campani – atteggiamenti, gesti, richieste e ricatti che all’inizio sono parte integrante di una relazione affettiva, ma che possono sconfinare in paura, disagio, molestie sessuali in birreria».

Per fortuna, in questi anni, qualcosa è cambiato.

«Abbiamo avuto casi di figli che hanno appreso dell’esistenza del nostro Centro a scuola e l’hanno segnalato alle madri: sapere che c’è un luogo alternativo è un altro tassello importante della prevenzione – prosegue Campani – oltre

a un desiderio di volerci essere molto forte da parte dei ragazzi. Quest’anno abbiamo realizzato un laboratorio di scrittura autobiografica, per soli maschi dai 18 ai 22 anni; ne è nato un primo quaderno, “Man in progress”, che mostra una generazione non machista e positiva». (am.p.)

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