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Dimora d’Abramo, utile quintuplicato

Il presidente della coop sociale Codeluppi: «Cresce l’occupazione e investiamo un milione per cittadini e migranti»

REGGIO EMILIA. Un utile di oltre 900mila euro (su un fatturato complessivo di 7,8 milioni), lievitato e di fatto più che quintuplicato rispetto allo scorso anno (era di 170mila euro) proprio grazie al flusso ingente di rifugiati, che non accenna ad arrestarsi: ora nel reggiano siamo a quota 781, l’anno scorso erano 550, da gennaio ad oggi ne sono entrati 250, di 20 diverse nazionalità, dislocati in 15 comuni reggiani. Profughi che assicurano investimenti e lavoro. «Se continua così, dovremo aumentare il personale», afferma Luigi Codeluppi, presidente de La Dimora di Abramo.

È uno dei dati che emergono dall’assemblea dei soci della coop, capo cordata del bando della prefettura nel 2014, di cui si è parlato molto recentemente in seguito alla cosiddetta rivolta della pasta (una trentina di pachistani che si sono lamentati in questura del cibo che viene loro servito in una mensa convenzionata). Una protesta che ha dato la stura a un dibattito sull’utilizzo dei fondi statali e al quale la cooperativa risponde annunciando progetti e investimenti (destinati principalmente ai rifugiati, ma non solo) che riguarderanno formazione professionale, tirocini, attività imprenditoriali, sanità e consolidamento di strutture di accoglienza a sostegno dell’abitare («l’idea è di allestire una struttura per la prima accoglienza e diverse strutture per il post, immobili che restino nel tempo anche per le famiglie reggiane in difficoltà»).

«In questi progetti investiremo oltre un milione di euro, metà dei quali già nell’anno in corso - prosegue Codeluppi - abbiamo scontato ritardi nei pagamenti pubblici, ma la solidità patrimoniale ci ha consentito di rispondere a ogni esigenza». Il primo scoglio è lo Stato, che paga con il contagocce. «All’inizio i versamenti erano puntualissimi, poi sono diventati irregolari: nei precedenti mesi ci hanno saldato gennaio e febbraio, negli ultimi giorni ottobre 2015. Per fortuna la prefettura fa da tramite ai nostri solleciti - afferma Codeluppi - l’utile che mettiamo a bilancio è solo sulla carta, non effettivamente in cassa. Perciò dobbiamo accantonare». Secondo il presidente, quei 33 euro bastano appena a coprire le spese. «Nella prima fase di accoglienza, quando i migranti sono in albergo, solo vitto e alloggio ci costano di più: ci rimettiamo. Quando passano nelle abitazioni, la cifra si abbassa a 15-20 euro al giorno; ma occorre provvedere a trasporti, visite mediche, corsi di italiano, iter burocratico, ecc...». Gli operatori di tutta la cordata che si occupano specificatamente di profughi sono 90, ma «se le dinamiche restano queste, prenderemo altro personale».

Su quanto ammonta lo stipendio di un operatore, Codeluppi è salomonico: «Si applica il contratto nazionale di lavoro delle coop sociali; è in linea con quello di tutte le altre coop. Troppo basso? Vale sia per i dirigenti sia per i dipendenti». L’anno scorso su 170 mila euro di utile 59mila furono impiegati per il ristorno a favore dei dipendenti. Una scelta che Codeluppi difende. «È uno strumento cooperativo per eccellenza, che non ha nulla a che fare con il dividendo di una normale società di capitali. Il ristorno è un riconoscimento all’impegno, al rischio e al lavoro dei soci: se a fine anno rimane qualcosa, si divide tra i soci, che al momento sono 42. Ma dal 20% al 40% rimane comunque in coop e nel 2015 la somma suddivisa è stata inferiore ai mille euro. Così come, se c’è margine, si riconosce in busta paga ai dipendenti (ne abbiamo 96) un premio di produzione, appena 100 euro. Nessuno si arricchisce».

Ieri

l’assemblea dei soci de La Dimora d’Abramo ha proceduto anche al rinnovo del Consiglio di amministrazione, che risulta composto da Marco Aicardi, Luigi Codeluppi, Manuela Girardi, Ilaria Nasciuti e Laura Prandi.

Il consiglio procederà poi alla nomina del presidente e del vicepresidente.

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