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La lettera scritta da Pasquale Brescia a Luca Vecchi, dal carcere

La lettera scritta da Pasquale Brescia a Luca Vecchi, dal carcere

Ndrangheta, scrive l'uomo del clan al sindaco: "Ha preso i nostri voti, ma non ci ha difesi". Il vincolo delle parentele e la nostra inchiesta sul sacco di Reggio

REGGIO EMILIA. Ecco la lettera scritta in carcere da Pasquale Brescia e indirizzata al sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi. Clicca qui per la notizia e le reazioni

"Prima puntata.

Egregio sindaco Luca Vecchi,
Mi chiamo Pasquale Brescia. Prima di tutto manifesto a lei, a sua moglie e alla sua famiglia la mia solidarietà umana per quanto le è accaduto in questi giorni.

Oggi 26 gennaio 2016 leggo che per quanto fin’ora accaduto, lei non si dimetterà perché ha la schiena dritta.
Invece il sottoscritto pensa che lei dovrebbe dimettersi.Non per quello che le accusano i suoi avversari politici, perché lei poteva non sapere.

Lei dovrebbe dimettersi in segno di solidarietà verso tutti i discriminati cutresi da parte del suo partito, dei partiti a lei avversi e da parte dei media locali. Una buona parte dei media locali.

La criminalizzazione dei cutresi non inizia oggi con sua moglie. Inizia almeno otto anni fa. Essendo lei un uomo pubblico e anche in difesa dei suoi figli, se ne ha o se ne avrà, che sono o saranno mezzi cutresi, lei dovrebbe urlare alla criminalizzazione molto tempo fa. Farlo oggi non è onesto e si deve dimettere.

Poteva farlo anche qualche settimana fa quando la Gazzetta di Reggio del 24 dicembre 2015 scriveva: Inizia l’emigrazione di Cutro, paesino del Crotonese… Un’emigrazione massiccia, fatta inizialmente proprio di addetti all’edilizia, soprattutto manovali, operai al soldo di Dragone ma non solo. Oppure: “Migliaia di appartamenti sfitti e molte delle imprese che li hanno costruiti non sono fallite. Strano no?”

Poteva intervenire sindaco. La Buonanima di suo suocero, il papà di sua moglie venne in quegli anni a Reggio Emilia. Era al soldo di Dragone? Le ditte degli zii di sua moglie nessuna è fallita eppure secondo la Gazzetta
questo è strano.

Oppure quando il 28 marzo 2012 la presidente presidente della Provincia di Reggio Emilia, a seguito di un atto incendiario, dalle pagine della Gazzetta di Reggio titolava: “Cutresi rompete il muro di omertà”. E poi: chiedo ai cutresi di rompere il muro di omertà e di collaborare. Anche sua moglie, sindaco, è cutrese, i suoi genitori, gli zii ecc. che muro avrebbero dovuto rompere la famiglia di sua moglie? Avrebbe dovuto sapere chi ha fatto quell’atto incendiario? E potrei continuare all’infinito! Mai un nome ed un legame sempre generalizzazioni!

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Oppure anche quando si fa un nome si fa in modo che tutto un settore appartiene o fa riferimento a quel nome.
E per questi motivi che si deve dimettere sindaco. Sindaco lei è sposato con una cutrese e si solito i cutresi sono orgogliosi si esserlo, ma oggi, anzi da almeno otto anni essere cutrese a Reggio Emilia è come era essere ebreo in Germania ai tempi di Hitler.

Ma pur tuttavia, lei e sua moglie, rispetto a tutti i cutresi siete molto fortunati. Già quello che le è successo con la storia della casa, se era cutrese l’avrebbero, intanto arrestato per intestazione fittizia di beni. Siete fortunati sindaco, perché sua moglie lavora nel pubblico anche se suo zio, che porta lo stesso cognome, è stato in carcere per reati gravi. Altri cutresi, per una cosa del genere non possono lavorare nemmeno nel privato.

Gli zii di sua moglie, quelli che le hanno ristrutturato le case che ha acquistato da Macrì Francesco, sono interdetti ed esclusi dalla white list per i lavori del terremoto.

Sono questi i motivi che la costringono alle dimissioni anche se io invece penso che dovrebbe dimettersi per non aver difeso una minoranza di suoi cittadini che ne aveva bisogno! Quello che lei chiama “il mio sindaco”, il
signor Del Rio Graziano andò dal prefetto De Miro, per tutelare i cutresi dalla criminalizzazione mediatica.
Lei è fortunato sindaco, non sa quanto!

Al funerale del suocero, la Buonanima del papà di sua moglie, il sottoscritto era presente, c’era Gianluigi Sarcone, Paolini Alfonso, Muto Antonio e tante persone oggi imputati nel processo Aemilia. Eppure ci sono cutresi che hanno perso tutto per essere andati ad un funerale, e lei sa o dovrebbe sapere che anche l’ultimo dei cutresi va ad un funerale di uno che conosceva o che conosceva anche solo ad un familiare del defunto.

Gli zii di sua moglie, quelli che le hanno ristrutturato casa, sono esclusi dalla white list, quindi lei può capire se è corretto escludere dalla white list uno che si reca ad un funerale, ad un matrimonio, o magari si fa fare un
lavoro da uno che è pregiudicato, ma che è in libertà, è sufficiente questo perché lei considera quegli zii degli appestati? Sua moglie ha interrotto i rapporti con questi zii, i loro figli, ecc?

Questo richiederebbe quelle norme che lei si vanta di promuovere e condividere. Io signor sindaco non penso che si debba dimettere per la vicenda della casa, ripeto, ma per non essere intellettualmente onesto! Personalmente penso che lei sia una persona onesta, come lo è sua moglie personalmente parlando e sono certo perché li conosco i suoi zii, non dovrebbero essere esclusi dalla white list con motivazioni di questo genere.

Sono sicuro che sia lei che sua moglie frequentate normalmente come prima che venissero interdetti i vostri zii e non perché volete favorire persone colluse ma perché conoscete i vostri zii, la loro onestà e sapete che sono qua a Reggio Emilia da 50 anni e si sono fatti con il sudore della fronte ed è proprio per questi motivi che non penso che si debba dimettere per questo motivo della casa.

Signor sindaco, io ero un imprenditore felice, con zero problemi con la giustizia da quando sono nato… Ho voluto denunciare il mio risentimento, quello che oggi lei denuncia per tutelare sua moglie per la discriminazione anche razzista del mio paese e della comunità cutrese a Reggio Emilia, tutto qua! Solo per questo io sono in carcere da un anno! Non sono accusato di aver rubato, estorto o altro.

Quindi ribadisco Sindaco, si senta fortunato, ma spero che si dimetta. Il sottoscritto incontrò Pagliani solo in quanto cutrese, in quanto discriminato, lei invece, pur avendo preso i volti dei cutresi, ricorderà la volta che è venuto al circolo Insieme zona Canalina, ci veniva con Salvatore Scarpino, prometteva e prometteva e poi mai una telefonata o un fax ad un giornale per difendere la comunità cutrese.

Lei sa chi c’era a qui circoli, sa quali mani ha stretto? Sa se c’era il sottoscritto, o Paolini, o Muto, o altri imputati del processo Aemilia? In quei circoli, i suoi zii, quelli che oggi sono esclusi dalla white list, facevano campagna elettorale in suo favore! Come fecero per Del Rio! Quindi qual è il problema? Chi c’è al sicuro?

Se come dice la Gazzetta erano quasi tutti al soldo di Dragone. Si ricordi Sindaco che la prima sua colpa per la città di Reggio Emilia è quella di aver una moglie cutrese. Sue moglie non potrà sfuggire e questo glielo dice uno che è in carcere solo per essere di Cutro. Stando alla attuale usanza di Reggio Emilia, non lei, non sua moglie, ma addirittura chi la frequenta per qualsiasi motivo dovrebbe o potrebbe subire delle conseguenze legali! Questo succede ai cutresi, caro Sindaco.

Vedo dall’articolo del Carlino che addirittura Scarpino si è svegliato. Ed oggi c’è un atteggiamento discriminatorio verso i cutresi. Buongiorno Scarpino, buon svegliato. Caro Scarpino, è dal 2008 che c’è una criminalizzazione dei cutresi e tu hai dovuto aspettare la moglie del sindaco per accorgertente. Meglio tardi che mai.

Ho sentito il dovere di scriverle questa lettera pubblica perché la sua disonestà intellettuale non dovrebbe permetterle di fare il sindaco di Reggio Emilia.


Cordiali saluti”.

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