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'Ndrangheta a Brescello, il Pd chiede le dimissioni del sindaco Coffrini

'Ndrangheta a Brescello, il Pd chiede le dimissioni del sindaco Coffrini

La decisione della segreteria provinciale. Il Comune potrebbe essere sciolto a breve per mafia

REGGIO EMILIA A un anno di distanza dal primo tentativo andato a vuoto, il Pd di Reggio Emilia ha chiesto ufficilamente le dimissioni di Marcello Coffrini, sindaco di Brescello, non iscritto ma sostenuto anche dal partito. Il comune di Peppone e don Camillo è stato oggetto di una verifica da parte di una commissione di accesso nominata per valutare eventuali infiltrazioni mafiose e la sussistenza della necessità di scioglimento dell'ente. Nei giorni scorsi anche Beppe Grillo si era scagliato contro Coffrini, chiedendone le dimissioni.

«È giunto il momento - ha scritto in una nota il Pd reggiano - da parte del sindaco di Brescello, di rendersi conto che se vuole difendere davvero il paese, le sue dimissioni sono urgenti ed inevitabili». Il documento è stato sottoscritto, a larga maggioranza, anche dal Pd del paese, celebre per essere l'ambientazione delle storie di Guareschi su don Camillo e Peppone.

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A far prendere una posizione simile al suo partito, avverto il Pd stesso in una nota, sono state le ultime affermazioni alla stampa locale: aveva infatti detto di non volersi dimettere in difesa del paese e di fare ricorso in caso di commissariamento, affermazioni che il Pd ha definito «inaccettabili. È evidente che questi mesi non sono serviti, al sindaco Coffrini, a comprendere davvero la gravita delle sue affermazioni di un anno fa», quando aveva definito il boss Grande Aracri una persona «gentile, tranquilla e educata».

L'editoriale del direttore: l'ipocrisia tardiva del Pd

Il Pd reggiano chiede agli esponenti del partito nell' amministrazione di Brescello di togliere il sostegno a Coffrini. «L'impegno del Partito Democratico - hanno scritto - è quello di riconsegnare a loro una fase nuova, scevra da dubbi e da incertezze, lontana dalle polemiche e dalle strumentalizzazioni che rendono non sereno il clima per i cittadini, le istituzioni locali e le persone che vi lavorano. Serve coraggio. Da una ritrovata condizione di serenità e chiarezza potrà partire una ancor più incisiva lotta alla 'ndrangheta».

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NEL 2014 COFFRINI SE LA CAVA CON UNA SGRIDATA  Era il settembre del 2014, quando Marcello Coffrini aveva rimesso il suo mandato da sindaco nelle mani della maggioranza in consiglio comunale a Brescello. Si concluse così, dopo quattro ore di confronto serrato, il suo faccia a faccia con i 26 sindaci Pd (su 41 eletti in provincia) presenti nella sede del partito, che avevano preso le distanze dal collega della bassa.

L'intervista del 24 dicembre 2015, dopo la "mancata sfiducia" del Pd

Caso Brescello, dopo la bufera sulle mafie il sindaco rimette le deleghe REGGIO EMILIA. Marcello Coffrini prende una strigliata dal Pd provinciale ed è pronto a verificare se ha ancora la fiducia della maggioranza in consiglio comunale. Il sindaco di Brescello, infatti, è finito nella bufera dopo aver speso parole benevole per Francesco Grande Aracri, condannato per mafia in via definitiva. Frasi finite nella video inchiesta di Cortocircuito GUARDA L'INCHIESTA

In quel frangente, in via Gandhi si è consumato un "processo" politico dai toni accesi, indetto dal segretario provinciale Andrea Costa dopo le frasi benevole pronunciate da Coffrini nei confronti di un condannato in via definitiva per mafia, Francesco Grande Aracri, residente a Brescello.

DITTA IN ODOR DI MAFIA SPONSOR DELLA CORSA DI PAESE

«E' una persona educata» aveva detto tra le altre frasi Coffrini ai ragazzi di Cortocircuito, che hanno prodotto l'ormai famosa video inchiesta che ha squassato la politica e la società civile reggiana.

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