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«Il comico si sciacqui la bocca»

Replica di Andrea Costa, segretario Pd: «Non ci può dare lezioni sulla legalità»

REGGIO EMILIA. «Grillo prima di parlare di Reggio Emilia deve sciacquarsi la bocca. Venga piuttosto a prendere lezioni di legalità e buongoverno da queste parti. Al processo Aemilia, su centinaia di indagati, solo un esponente politico: è di Forza Italia. Nelle intercettazioni si ascolta la 'ndrangheta che organizza le liste contro le nostre».

Così il segretario provinciale del Pd reggiano, Andrea Costa, risponde a Beppe Grillo, che nelle ultime ore ha puntato il dito contro il partito in merito all'affaire-Coffrini. La replica del sindaco di Luzzara è dura, e rispedisce con convinzione al mittente le accuse lanciate dal leader del M5 Stelle.

«Questa è la dimostrazione di dove sta il Pd. Siamo stati noi ad auspicare, già a marzo dell’anno scorso, la commissione prefettizia per fare chiarezza sullo stato delle cose a Brescello, e oggi aspettiamo l’esito dei lavori. E sempre noi siamo stati i primi a dire che a Grande Aracri il Pd non dà nemmeno il saluto per strada: mica Beppe Grillo, che oggi passa un brutto “Quarto” d’ora e spara a casaccio su cose che non conosce. In provincia di Napoli, invece, cosa dicono le intercettazioni su camorra e 5 Stelle? A Reggio ci siamo inventati i protocolli antimafia per autoimporci controlli più severi di quelli obbligatori per legge. Venga a prendere appunti e non si fidi di quelli che gli passano i suoi esponenti locali, in un dibattito utile quanto i nanetti da giardino».

«Si vergogni – conclude Costa - Grillo dovrebbe sapere bene che non sono i partiti a mandare a casa i sindaci, dal momento che tre Comuni a 5 Stelle sono nell'occhio del ciclone per episodi di ambiguità politica, rese dei conti interne, scambi di accuse ed espulsioni. A partire da Gela, dove il sindaco 5 Stelle Domenico Messinese resta in carica malgrado l'espulsione dal Movimento, dopo una lunga guerra

interna che ha visto dimettersi tre assessori. O a Bagheria, dove il sindaco Patrizio Cinque è ancora in carica dopo aver aumentato il proprio stipendio e quello degli assessori ed essere stato accusato dai revisori dei conti di dare troppi incarichi esterni nonostante lo stato di dissesto».

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