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Marta in cucina “traduce” gli acquerelli in piatti

Reggio Emilia: «Tre cene per un sipario», il progetto per il sipario dell’Ariosto tra disegno, fotografia e cucina d’alto livello

REGGIO EMILIA. "L'arte può salvare l'arte". Ne è convinta la chef Marta Scalabrini che gestisce il ristorante "Marta in cucina" di vicolo del Folletto, 1/C a Reggio. Ne sono convinti tre noti artisti reggiani, Davide Benati, Giuliano Della Casa e Omar Galliani, che hanno aderito all'invito di Marta a partecipare al progetto "Tre cene per un sipario", nato da un sogno che la chef reggiana coltivava fin dall'infanzia. Un sogno che è diventato realtà: tradurre in portate gli acquerelli dei tre ...

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REGGIO EMILIA. "L'arte può salvare l'arte". Ne è convinta la chef Marta Scalabrini che gestisce il ristorante "Marta in cucina" di vicolo del Folletto, 1/C a Reggio. Ne sono convinti tre noti artisti reggiani, Davide Benati, Giuliano Della Casa e Omar Galliani, che hanno aderito all'invito di Marta a partecipare al progetto "Tre cene per un sipario", nato da un sogno che la chef reggiana coltivava fin dall'infanzia. Un sogno che è diventato realtà: tradurre in portate gli acquerelli dei tre artisti nel corso di tre serate (la prossima sarà il 29 novembre), il cui ricavato servirà per finanziare il restauro del sipario del Teatro Ariosto.

Un sogno che parte da lontano. Ci può spiegare meglio?

"Era l'estate del 1990 e l'Olanda festeggiava il centenario della morte di Vincent Van Gogh con due grandi mostre - spiega Marta Scalabrini -. Avevo otto anni e quel viaggio fu memorabile come memorabili sono tutte le "prime volte" per un bambino. Di ritorno a scuola presentai, per un compito di disegno, la mia personale versione della camera di Vincent: l'interno ospitava non più il suo letto ma solo sedie e tavoli ornati con minuscoli vasi di iris blu. Si trattava di un ristorante, del mio ristorante che, anziché ad Arles, sarebbe dovuto sorgere in un casolare dismesso. L'arredamento non era il solo riferimento a Van Gogh, anche i piatti del menu avrebbero dovuto richiamare i colori e le pennellate grasse e materiche delle tele conosciute quell'estate. Il tutto finì in un cassetto, come spesso accade ai sogni strampalati di un bambino".

Poi cosa accadde?

"Arrivò l'inverno del 2002, era quasi Natale e mio padre mi porse 'Il Venerdì di Repubblica'. Un articolo titolava 'Le gusta gustarlo alla Van Gogh?'. Un ristorante di Vicenza, in occasione di una mostra alla Casa dei Carraresi a Treviso, offriva un pacchetto che comprendeva la visita alla mostra e una cena dal titolo 'A cena con Vincent' il cui menù era ispirato ai colori delle opere dell'artista. Fu così che quel mio progetto di bambina uscì dal cassetto, lo ripresi in mano e ora è diventato realtà".

Davide Benati
Marta Scalabrini
Benati e Scalabrini
Della Casa e Scalabrini
Giuliano Della Casa
Marta in cucina (Vannini)
La copertina del libro di Corsiero
Marta in cucina (Vannini)
Scalabrini e Galliani
Omar Galliani
Le creazioni di Marta in cucina suggerite dagli acquerelli di tre artisti

In cosa consiste, nei dettagli?

"Ho contattato tre artisti di fama internazionale, Davide Benati, Giuliano Della Casa e Omar Galliani, che hanno accettato subito il mio invito. Non volevo crederci. Hanno realizzato ciascuno quattro acquerelli raffiguranti altrettante portate di una cena immaginata. Così io, dopo un accurato lavoro di traduzione e un lungo dialogo con gli artisti, ho pensato ai piatti da preparare per tre cene a tema durante le quali il gesto artistico dei tre maestri dell'arte si tramuta in quattro portare di una loro cena ideale". È stato realizzato anche un libro e ne nascerà un altro.

"Ha preso vita un libro edito da Corsiero Editore che raccoglie, oltre alla riproduzione fotografica delle opere negli scatti del noto fotografo Carlo Vannini, tre importanti contributi della giornalista e scrittrice Martina Liverani, di Gino Ruozzi, docente di letteratura italiana all'università di Bologna, e di Franco Nasi, docente di teoria della traduzione all'università di Modena e Reggio, che affrontano il legame profondo tra cucina e arte. Ne uscirà poi un secondo con il resoconto delle tre cene, con tanto di foto e racconto anche del restauro del sipario del teatro Ariosto".

Il tutto ha infatti il nobile scopo di recuperare il sipario realizzato nel 1927 da Anselmo Govi.

"Proprio così. Partendo dall'idea che 'l'arte può salvare l'arte', viene devoluto alla Fondazione I Teatri il ricavato delle tre serate, della vendita delle dodici opere d'arte e del libro per il recupero del sipario del teatro Ariosto molto amato dai reggiani".