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I Soci alla Coop: «Non va bene vendere i calendari del duce»

Rabbia per la vendita di gadget su Mussolini nei supermercati di Reggio Emilia e provincia. Proposto un convegno in città sull’apologia del fascismo

SANT’ILARIO. Continua a far discutere la vendita dei calendari dedicati a Benito Mussolini da parte dei supermercati Coop di Sant’Ilario e Reggio Emilia. La Coop Consumatori Nordest ha spiegato la gaffe con la gestione delle edicole da parte di «fornitori esterni»; inoltre ha annunciato la richiesta ai fornitori di ritirare i calendari «partendo dal principio che la storia del ventennio fascista ha impedito alle cooperative di operare, mettendole fuori legge. Pertanto concordiamo con l'inopportunità dell'esposizione dell'immagine di Benito Mussolini nei nostri punti vendita».

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Ieri il dibattito si è acceso anche sulla pagina Facebook della Gazzetta di Reggio, dove si sono scatenate le schermaglie tra “neri” e rossi”, molte delle quali fuori tema, dal momento che non si discuteva della vendita tout court delle immagini del Duce, bensì della vendita da parte della Coop.

Ieri mattina un gruppo di soci Coop ha chiesto e ottenuto un incontro con i responsabili della Coop Reggio Est, uno dei supermercati in cui il Duce era esposto, per dirsi in disaccordo rispetto alla vendita del calendario. Inoltre, persone legate al mondo partigiano – in particolare Anpi e Istoreco – stanno pensando di organizzare, a Reggio Emilia, un convegno su temi legati all’apologia del fascismo, reato previsto dalla legge Scelba del 1952. Al convegno sarà invitato anche il sindaco di Rimini, che di recente ha proposto di vietare la vendita dei souvenir con Mussolini e Hitler perché «è apologia di fascismo».

Nel luglio scorso Andrea Gnassi, sindaco di Rimini, ha proposto di emendare la legge sull'apologia del fascismo inserendo anche una eventuale punizione per chi vende oggetti (accendini, magliette, bottiglie di vino, eccetera) riportanti simbologie o immagini dei regimi fascista e nazista. Il sindaco – dopo la protesta di due turisti americani di fede ebraica scandalizzati dalle bottiglie con Mussolini e Hitler sull’etichetta, esposte a Rimini in un negozio di souvenir (ma diffusissime in Riviera, oltre che a Predappio, paese natale del Duce) – ha spiegato che «anche nel consiglio comunale è stata sollevata la vergognosa questione della vendita di una serie eterogenea di oggetti, esplicitamente riferiti alla simbologia e all'iconografia fascista e nazista».

Secondo Gnassi, è un problema che torna ciclicamente, in molte città. La proposta riminese: sottoporre ai parlamentari «l'opportunità di emendare la legge Scelba sul reato di apologia del fascismo» per «aggiungere all'articolo 4 una frase del tipo “L'esaltazione o comunque l'elogio attraverso immagini del regime fascista o nazista si configura anche nella diffusione e vendita - diretta o attraverso qualsiasi modalità - di beni mobili di consumo o oggetti chiaramente riportanti simbologie o immagini dei succitati regimi, in assenza di qualunque presa di distanza critica da essi". Questo renderebbe il compito molto più facile alle istituzioni, ai Comuni, per contrastare una devastante piega culturale».

Intanto Alessandro Fontanesi, segretario provinciale del partito comunista d'Italia, commenta: «Di che meravigliarsi se un calendario di Mussolini lo si può trovare tra gli scaffali della Coop, quando ormai del duce si vende ovunque di tutto? A Predappio, dove il duce è sepolto, hanno fatto un luogo di culto sul quale speculano persino gli stessi amministratori di quella che dovrebbe essere la sinistra. Periodicamente qualcuno si desta dall'oltretomba e si accorge che c'è un cortocircuito morale e storico in atto, ma dopo l'iniziale sorpresa tutto va avanti come prima, peggio di prima. L'indifferenza è il male odierno, il lasciar correre. Si prova a chiudere la stalla, ma i buoi sono fuggiti da tempo. Per cui di cosa stiamo qui a meravigliarci?»

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