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Crisi economica, Reggio Emilia risponde con nuovi locali in centro

Sono di tendenza e molto attenti al design, ma non trascurano nemmeno la salute e il benessere: ecco le nuove aperture in città

REGGIO EMILIA. Sarà perché il centro storico, dopo anni di sonnolenza sembra animarsi di nuova vita, come ci hanno detto altri operatori commerciali, o sarà perché la crisi economica ha spinto in particolare i giovani a cercare nuove opportunità, come ci hanno detto altri.

Sta di fatto che dopo anni in cui le serrande in centro si abbassavano oggi la tendenza si è invertita. In pochi mesi alcuni nuovi locali pur diversi tra loro hanno iniziato la loro attività e altri lo faranno a breve. Tra i primi anche uno dei locali storici del centro storico che ha ospitato per anni la Trattoria del Carbone (che nel frattempo è stata rilevata da altri gestori ed ha cambiato nome e tipo di cucina proposta), ha riaperto.

TABARIN IN GALLERIA. Nei locali che si trovano sotto la galleria liberty Santa Maria, in piazza Prampolini, ha aperto la trattoria “Tabarin in galleria” e a farlo sono stati i soci della cooperativa Clandestina. La società nata solo un anno fa e che ha in gestione l’osteria popolare Tabarin in via dell’ Aquila che continua tuttora la propria attività e che in meno di dodici mesi ha aperto un altro ristorante, dando lavoro ad altre cinque persone.

«L’apertura del nuovo locale ha obbligato anche l’Amministrazione comunale a riaccendere le luci della galleria che erano tutte bruciate e spente ridando vita a un luogo semi abbandonato - sottolinea il presidente e chef Mario Lanzone» aggiungendo che «la riapertura dei locali dell’ex-Trattoria del Carbone era un’occasione da non perdere. Ci attirava l’idea di ridare luce e vita a un angolo di piazza Prampolini in abbandono e poi il secondo ristorante ha offerto maggiori opportunità di lavoro e di assumere altre cinque persone, di garantire un periodo di stage a un giovane di 17 anni e di attivare un altro stage retribuito con la formula “garanzia giovani” che partirà a breve».

Due start- up in poco meno di un anno insomma per la cooperativa guidata da Mario Lanzone che dice di aver scelto la forma cooperativa «perché dà la possibilità di condividere responsabilità e soddisfazioni. La cooperativa Clandestina è nata a marzo 2014. Il progetto iniziale era l’osteria popolare Tabarin, in cui ci siamo occupati sia della ristrutturazione dei locali sia della ricerca di oggetti di arredamento rigorosamente riciclati o ristrutturati, perché volevamo spendere il meno possibile.

Per la riuscita di questo progetto è stato poi fondamentale l’aiuto di Legacoop, che ci ha fornito il supporto tecnico e amministrativo indispensabile per una start up come la nostra». «Far funzionare un ristorante in forma cooperativa - conclude Lanzone - prevede che i soci versino mensilmente una quota di capitale sociale, una rateizzazione che permette a tutti di versare una parte del proprio stipendio».

L’ALTRO FORNO. La pasta madre è antica come l’uomo e il Forno Stria, che da due settimane ha aperto in Viale Isonzo 48, panifica solo con farine integrali e semi integrali di grani antichi e macinati a pietra e con processi di lavorazione naturali, ha scelto di recuperare quella cultura e quella tradizione. Ieri mattina, per l’inaugurazione ufficiale, i reggiani si sono presentati numerosi: molti, seguendo le indicazioni, si sono presentati con un vasetto che hanno potuto riempire con il lievito madre.

Filosofia di vita, business, start-up in grado di dare occupazione a quattro dipendenti affiancati da altrettanti titolari? Forse tutte tre le cose insieme, a cui si aggiunge la scelta di lavorare il pane, le focacce e i dolci solo di giorno. «La panificazione è diurna perché la qualità della vita è di tutti e non solo di chi consuma, ma anche di chi li produce», dice Lorella Braglia, che assieme alle sorelle Silvia e Francesca ha deciso di non limitarsi a fare corsi di formazione sulla cucina naturale e l’alimentazione consapevole, ma di mettere in pratica il loro sapere e aprire un forno.

«Le cose funzionano - spiega Lorella - abbiamo aperto da due settimane e i dati sono molto positivi. Le persone vengono e tornano e abbiamo già un nostro bacino di utenza. Noi offriamo sicuramente un prodotto ma anche un punto di vista e una prospettiva diversa. La stessa che in questi anni abbiamo sviluppato con la società “Disanapianta” spiegando che ci sono cibi che possono essere dannosi come quelli troppo raffinati».

L’apertura del nuovo forno è stato il risultato di un lungo percorso durante il quale c’è stato l’incontro fondamentale con Riccardo Astolfi, un blogger che da sempre si occupa di pasta madre. «Così è nata l’idea di aprire questo panificio, che non solo utilizza solo materie prime naturali, ma anche la lavorazione avviene con tempi più lunghi, in quanto non utilizziamo lievito di birra».


NON DI SOLO PANE. A come artigianato, come arredamento, come Aguzzoli, come Archimede. L’insegna con la grande A che campeggia all’ingresso del nuovo laboratorio di idee che tra qualche giorno aprirà i battenti in piazza Fontanesi, «vuole essere la sintesi di tante cose», ci dice Fabio Aguzzoli, l’ideatore di questa start- up che ha l’ambizione di diventare un luogo in cui è possibile realizzare i propri progetti, le proprie idee e perché no i propri sogni.

Trentatré anni, la metà dei quali trascorsi dopo il diploma al Bus a lavorare nell’azienda di famiglia a Cavriago, e oggi la voglia di spiccare il volo cogliendo il nuovo che il centro storico reggiano offre. «Negli ultimi due anni Reggio si è data una bella mossa - dice convinto Fabio - e mi sentivo di farne parte proprio perché percepisco questa rinnovata ripresa».

E’ nata così la scelta di Fabio Aguzzoli di inaugurare il 10 ottobre in piazza Fontanesi (dove fino a qualche mese fa c’era un negozio di cornici) uno studio di design d’interni. «Lo studio - spiega - nasce come costola dell’azienda di famiglia Arredamenti Aguzzoli di Cavriago, ma si occuperà della progettazione e della realizzazione di pezzi unici. Dai mobili su misura a oggetti e complementi di arredo in diversi materiali. Sviluppando una creatività potendo contare sulla falegnameria di famiglia ma anche su altri artigiani esperti nella lavorazione di ferro, alluminio, vetro».

Come è accaduto per le librerie filosofiche. Librerie ispirate a temi filosofici che sono state realizzate da Andrea Riccò di “Forme di Sophia” con il quale Fabio sta già collaborando. «Possono venire tutti coloro che hanno un progetto o anche per dare corpo a una propria idea» ripete Fabio, sottolineando che l’idea di aprire questo nuovo spazio gli è venuta «con la crisi che ha colpito il settore dell’ arredamento e che ha smosso parecchie menti».
 

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